Altro che vichinghi! L’elmo con le corna fu inventato per Wagner

Classico stereotipo del vichingo con l’emo cornuto in testa

Di: Giorgio Enrico Cavallo

Se ci venisse chiesto di pensare ai vichinghi, con tutta probabilità la nostra mente li immaginerà alti, barbuti e con un enorme elmo cornuto in testa. Ebbene, l’inconfondibile elmo con le corna, divenuto un classico dei film e dell’abbigliamento carnevalesco, non è mai stato utilizzato dai vichinghi: si tratta, invece, di una interessante interpretazione scenica introdotta per la prima rappresentazione dell’Anello dei Nibelunghi (Der Ring des Nibelungen) di Richard Wagner (1813-1883).

D’altronde, basta riflettere sula reale utilità in combattimento di un improbabile elmo cornuto per capire che si tratta di un evidente falso storico: non soltanto le corna non avrebbero avuto alcun vantaggio pratico, ma avrebbero intralciato il combattimento, limitando i movimenti della testa con l’evidente rischio di essere “agganciati” dal nemico e buttati a terra. I veri elmi vichinghi giunti fino a noi, invece, erano ben poco “scenici”, per così dire: si trattava di un semplice casco in forma conica di cuoio indurito cerchiato in ferro. In rari casi era interamente in metallo. L’elmo interamente in metallo, impreziosito da motivi iconografici, era attributo del capo o del guerriero più potente, al vertice della comunità. Non a caso, nella tradizione scandinava il dio Odino era rappresentato con un elmo d’oro ed era detto Hjálmberi, letteralmente “colui che porta l’elmo”.

Fotografia del 1899 che ritrae il baritono olandese Anton van Rooy (1870-1932), nei panni di Wotan, in “Die Walküre” (1856).

Come si arrivò ad immaginare gli elmi cornuti vichinghi? Come già detto, si trattò del successo del ciclo wagneriano dei Nibelunghi. Il pittore e costumista Carl Emil Doepler (1824-1905) ideò i costumi per la prima del Der Ring des Nibelungen a Bayreuth nel 1876, introducendo bislacchi elmi cornuti e piumati; se i primi furono rapidamente associati ai guerrieri nordici, i secondi ebbero un “revival gallico” comparendo a partire dal 1959 sulla testa di Asterix.

La diffusione in Europa dei suggestivi elmi dell’Anello dei Nibelunghi si deve però a Josef Angelo Neumann (1838-1910), baritono e regista teatrale tedesco che acquistò i costumi originali di Carl Emil Doepler della première di Bayreuth, iniziando un tour europeo con esibizioni complete della Tetralogia wagneriana. A lui si deve la prima assoluta italiana, al Teatro La Fenice di Venezia, nel 1883. All’intraprendenza commerciale di Neumann, che nel 1885 divenne direttore artistico del Teatro degli Stati di Praga, si deve dunque la diffusione in Europa (vale a dire, in riferimento all’epoca, nel mondo intero) del fascinoso (e falso) elmo nordico scandinavo.

Ovviamente, l’intento degli scenografi e dei costumisti dell’epoca non era quello di essere fedeli alla verità storica, ma di creare uno spettacolo di rara bellezza. Il Medioevo dell’immaginario ottocentesco era d’altronde largamente inventato, ed a nessuno sarebbe mai venuto in mente di contestare un allestimento con elmi piumati o cornuti. Bisogna ammetterlo: ai fini della bellezza scenica, le scenografie ed i costumi dell’epoca non possono nemmeno essere paragonati ai sempre più patetici allestimenti della lirica contemporanea. Viva i pittoreschi elmi nordici, dunque; purché si sappia che sono invenzioni.

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