L’incredibile esame della testa di Garibaldi

Timoteo Riboli

Di: Giorgio Enrico Cavallo

Il 23 gennaio 1861 il dottor Timoteo Riboli partì da Genova alla volta di Caprera. Il suo scopo? Misurare la testa del generale Giuseppe Garibaldi. Non che il Nizzardo stesse male: piuttosto, Riboli vedeva in lui un che di geniale, di sublime, e pertanto era necessario capire perché quell’uomo riuscisse a fare ciò che faceva. Si era nel pieno del positivismo, e Riboli credeva che, con un esame attento, fosse possibile capire qualcosa in più sulla genialità del condottiero.

Garibaldi risiedeva a Caprera dal 9 novembre 1860. Aveva appena compiuto l’impresa dei Mille (Leggi l’articolo su Altrastoria.it). Riboli non aveva bisogno di presentazioni per recarsi a Caprera: era intimo amico di Garibaldi, con il quale fondò l’Enpa il 1° aprile 1871. Riboli era un acceso sostenitore della frenologia, convinto che lo sviluppo di particolari facoltà mentali portasse all’equivalente sviluppo di una parte della corteccia cerebrale, formando qualcosa di simile ad una “bozza” sulla scatola cranica. Ecco il resoconto del suo esame:

«Il momento passato ad esaminare questa testa ragguardevole fu il momento più felice della mia vita; vidi, caro amico, vidi questo grand’uomo prestarsi come un fanciullo a tutto quello che io gli chiedeva. Questa testa, che porta tutto un mondo, la tenni fra le mie mani per più di venti minuti, e sentiva ad ogni istante sotto le mie dita le ineguaglianze e i contrasti del suo genio.

Sì, l’esame durò più di 25 minuti senza ch’ei desse segno della più lieve impazienza. Io aveva preparato tutte le mie batterie sopra un largo foglio di carta, io aveva designate le 27 facoltà fondamentali della cranologia di Gall, non che gli organi supplementari di Spurzheim, e il maggiore Vecchi scriveva sotto il mio dettato in presenza di tutti.

Giuseppe Garibaldi

Garibaldi è della statura di 1 metro e 64 centimetri. Io ne misurai tutte le proporzioni; l’ampiezza delle spalle, la lunghezza delle braccia e delle gambe, la periferia del corpo; in una parola è un uomo di giuste proporzioni, forte, e d’un temperamento nervoso sanguigno. Notevole è il volume della testa, il fenomeno principale si è l’altezza del cranio misurato dall’orecchio al vertice della testa, la quale è di 20 centimetri. Questa prominenza particolare di tutta la parte superiore della testa denota al primo colpo d’occhio, e senza antecedente esame, un’organizzazione eccezionale; lo sviluppo del cranio nella sua parte superiore, sede dei sentimenti, indica la preponderanza di tutte le facoltà nobili sugl’istinti. In poche parole, la cranologia della testa di Garibaldi presenta un fenomeno originale dei più rari, anzi, si può dire senza precedenti.

L’armonia di tutti gli organi perfetta e la risultante matematica del loro insieme presenta specialmente:

  • L’abnegazione anzitutto ed ovunque;
  • La prudenza e il sangue freddo;
  • L’austerità naturale di costumi;
  • La meditazione quasi continua;
  • L’eloquenza grave ed esatta;
  • La lealtà dominante».

La lettera è pubblicata su L’Armonia dell’8 febbraio 1861. Chiosava l’articolista: «Ci raccomandiamo al dottor Riboli perché procuri d’avere nelle mani la testa di Camillo Cavour e di Liborio Romano, e cerchi in amendue la lealtà dominante!».

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