Quel 20 gennaio 1842 a Sant’Andrea delle Fratte

L’apparizione della Vergine Maria ad Alfonso Ratisbonne

Di: Giorgio Enrico Cavallo

Il 20 gennaio 1842 l’ebreo Alfonso Ratisbonne, gaudente e scettico nei confronti della religione, usciva dalla basilica di sant’Andrea delle Fratte, a Roma, completamente cambiato, totalmente convertito: «Io usciva da un sepolcro, da un abisso di tenebre, ed era vivo, vivo perfettamente!»[1]. Una conversione immediata, della durata di pochi secondi: una “folgorazione” come quella di san Paolo, operata – come testimoniò per tutta la vita il Ratisbonne – dalla Vergine Maria.

Alfonso Ratisbonne nacque a Strasburgo da una ricca, ricchissima famiglia di ebrei. Si può dire che tutto, nella la sua vita, ruotò attorno alla conversione al cristianesimo: verso l’inizio del 1825 il fratello Teodoro si convertì e si fece prete. Si può soltanto immaginare lo scandalo che ciò provocò in una famiglia che, per ammissione stessa di Alfonso, era «inconsolabile»[2]. Quanto ad Alfonso, ammise che – in fondo – la cosa gli era «indifferente»[3]. «Io non credeva a nulla; e in quella nullità, in quella negazione d’ogni coscienza, pur mi trovava in piena concordia co’ miei amici, cattolici e protestanti»[4]. Era dunque cresciuto con cristiani altrettanto indifferenti e non aveva mai provato né simpatia né antipatia nei confronti del cristianesimo. Con il tempo, crebbe però nei confronti del fratello un certo astio, tanto che, un anno prima del matrimonio, gli scrisse di interrompere per sempre i rapporti tra loro. Caso avvenne che Teodoro dovesse effettivamente lasciare Strasburgo per essere trasferito; nel lasciare la città della famiglia, annunciò che avrebbe continuato a pregare per la conversione della sua famiglia.

La “medaglia miracolosa” di santa Caterina Labouré

Alfonso  si fidanzò con una cugina ed intraprese un lungo viaggio per migliorare uno stato di salute non ottimale. Viaggiò in Francia, in Costa Azzurra, in Italia, a Malta, nell’Egeo. A Roma giunse per un soggiorno che doveva essere fuori programma, il 6 gennaio 1842. Lì incontrò il barone Gustavo de Buissières, protestante pietista. Era questi un fanatico religioso, con un fratello il quale sfidò Ratisbonne nel corso di una animata discussione a portare una medaglietta con l’effige dell’Immacolata, come era apparsa quattro anni prima a santa Caterina Labouré. Ratisbonne accettò, ma Teodoro rincarò: lo sfidò a recitare il Memorare, preghiera brevissima di San Bernardo alla Vergine Maria. «Sia pure – rispose, per dimostrare la sua superiorità – vi prometto di recitare questa preghiera»[5].

Ratisbonne viveva una vita da gaudente e da scettico, visitando amici e conoscenti durante il soggiorno romano. Soggiorno che doveva essere brevissimo: il 22 gennaio sarebbe dovuto ripartire.

Il 20 gennaio, dopo aver fatto colazione all’albergo e dopo aver imbucato delle lettere alla posta, Ratisbonne si recò nuovamente a casa di Gustavo de Buissières. Dopo aver parlato di caccia e di piaceri con l’amico pietista, Ratisbonne si recò in un caffè in piazza di Spagna. «Uscendo dal caffè, incontrai la carrozza di Teodoro de Buissières. Si fermò, ed invitommi a salire per fare un giro. Il tempo era splendido, ed accettai con piacere. Ma egli domandommi il permesso di soffermarsi alcuni minuti alla chiesa di Santo Andrea delle Fratte, la quale era quasi da lato, per una commissione che aveva da compiervi. Mi propose di rimanermi in carrozza; ma io amai meglio di uscirne per vedere quella chiesa. […] Piccola, povera, deserta è la chiesa di santo Andrea; io credo che mi trovassi presso che solo; nessun oggetto di arte attraeva la mia attenzione; ed io girava gli occhi macchinalmente all’intorno, senza fermarmi in nessuno pensiero. Mi ricordo solo d’un cane tutto nero, che andava aggirandosi e salterellando davanti a’ miei passi. Presto scomparve quel cane… scomparve tutta la chiesa… non vidi più nulla… o più veramente vidi, o mio Dio, solo una cosa! Deh! Come potrei io parlare? Ah no! La parola dell’uomo non dee provarsi ad esprimere quello che è inesprimibile! […] io era proteso a terra, bagnato dalle mie lacrime, col cuore fuor di me stesso, quando il signor Bussières mi richiamò alla vita. Io non potei rispondere alle sue domande l’una sull’altra. ma finalmente presi la medaglia, ch’io aveva al petto, e con tutta la effusione dell’anima baciai l’immagine della Vergine tutta raggiante di grazie. Oh! Era ben ella! Era ben ella!»[6].

Alfonso Maria Ratisbonne

La Vergine non aveva pronunciato alcuna parola, ma egli aveva compreso perfettamente. Ratisbonne rimase folgorato dalla visione della Vergine Maria. Lui ignorava tutto: non aveva mai aperto un libro di religione, né letto una pagina della Bibbia. Entrando in chiesa – disse – ignorava tutto; uscendone, vedeva tutto chiaro. Immediatamente chiese di essere battezzato, il 31 gennaio.

Papa Gregorio XVI, avuta notizia del miracolo, chiese di istituire un processo canonico. Processo imponente: si svolse in 17 sessioni, dal 17 febbraio al 1° aprile 1842, concludendo con l’accertamento della veridicità di quanto il veggente – ribattezzato con il nome di Alfonso Maria Ratisbonne – asseriva.

Il miracolato entrò nella Compagnia di Gesù e poi, insieme al fratello Teodoro, entrò nel movimento Religiosi di Nostra Signora di Sion, per la conversione degli ebrei e dei musulmani; l’adesione al movimento lo portò in Palestina, dove rimase fino alla morte avvenuta il 6 maggio 1884.

 

Note:

[1] A. M. Ratisbonne, Biografia del signor Maria-Alfonso Raisbonne da lui medesimo scritta e recata in lingua italiana da Agostino Peruzzi arciprete della metropolitana di Ferrara, p. 43 (Il testo integrale è disponibile qui).

[2] Ivi, p. 13.

[3] Ibidem.

[4] Ivi, p. 18.

[5] Ivi, p. 33

[6] Ivi, pp. 41-42.

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