La lettera di Michele da Cuneo: come screditare Colombo

Lo sbarco di Cristoforo Colombo

Di: Giorgio Enrico Cavallo

Pochi personaggi storici sono stati più scomodi di Cristoforo Colombo: l’Ammiraglio del Mare Oceano rappresentò, per tutta la “cultura laica” europea, uno schiaffo non indifferente. Era una specie di “crociato”, un terziario francescano che aveva consegnato un continente immenso alla cristianità. Un sant’uomo, che con i proventi della scoperta voleva finanziare una spedizione in Terrasanta. Un uomo del Medioevo che pure è il simbolo della modernità. Non poteva essere.

Su Colombo è stata dunque prodotta una copiosa letteratura volta a screditarlo, prima “dimenticando” i suoi legami con il papa e riducendo la sua complessa personalità ad una sorta di macchietta, cucendogli addosso il ruolo dello scopritore casuale e un po’ sempliciotto. Ma, poiché nell’Ottocento la Chiesa intendeva ridare dignità al Colombo storico, aprendo addirittura il processo di canonizzazione (Leggi l’articolo su Altrastoria.it), lo scopritore del Nuovo Mondo divenne oggetto di nuove polemiche. Da una parte, qualcuno cercò di portarlo dalla parte dei “buoni”, inventando la balla della terra piatta e della lotta di Colombo contro l’oscurantismo della Chiesa (cosa mai avvenuta). Altri, invece, cercarono di farlo passare per un approfittatore, un torbido schiavista che dalla sua scoperta intendeva semplicemente trarre il maggior profitto.

Tale ultima narrazione è oggi di moda in America, dove gruppi di fanatici (o le stesse istituzioni) hanno distrutto o eliminato le statue di Colombo, “reo” di aver favorito la schiavitù. A Los Angeles hanno addirittura cancellato il Columbus Day [1]. Quella che sembra imporsi è un’immagine distorta del navigatore, che ha origini lontane e che ha le sue basi anche su clamorosi falsi storici.

Tra essi, il più celebre è senza dubbio la controversa lettera di Michele da Cuneo, navigatore savonese che prese parte alla seconda spedizione di Colombo in America, nel 1493. Egli, nell’ottobre 1495 avrebbe scritto una lettera destinata a Gerolamo Annari descrivendo per filo e per segno tutta la cronologia della spedizione. Un passo ha attirato l’attenzione di molti: il 14 novembre del 1493, l’equipaggio della Santa Maria si è scontrato con gli indigeni davanti all’isola di Santa Cruz. Dopo tale scontro, il marinaio savonese scrisse:

«Essendo io ne la balca, presi una Camballa belissima, la quale il signor armirante mi donò; la quale avendo io ne la mia camera, essendo nuda secondo loro costume, mi venne voglia de solaciar cum lei. Et volendo mettere ad execuzione la voglia mia, ella, non volendo, me tractò talmente cum le ongie, che non voria alora avere incominciato. Ma cossì visto, per dirvi la fine de tutto, presi una corda e molto ben la strigiai, per modo che faceva cridi inauditi, che mai non potresti credere. Ultimate, fussimo de acordio in tal forma, che vi so dire che nel facto parea ammaestrata a la scola de bagasse»[2].

Insomma: uno stupro avvenuto con il benestare dello stesso ammiraglio! Possibile? Ammesso che Michele da Cuneo abbia davvero ricevuto la donna da Colombo, possiamo pensare che l’ammiraglio fosse d’accordo che il suo sottoposto la violentasse? Oppure dobbiamo pensare che, per giustificarsi della violenza, Michele da Cuneo abbia scritto che Colombo ne era consapevole e approvasse?

In un altro passo, Michele da Cuneo lascia intuire che Colombo teneramente amasse la signora della Gomera, donna Beatrice de Bobadilla: l’autore della lettera sostiene che l’ammiraglio si fosse «tinto d’amore»[3] per lei. Per lei, che era anche amante del re di Spagna. Si tratta di una cosa a dir poco incredibile, per un uomo dalla comprovata morale quale era Colombo (che era sposato). Inutile dire che tale aneddoto è narrato dal solo Michele da Cuneo. Appare inoltre ancora più incredibile il dono che Colombo fece di un’isola intera al suo valente marinaio: isola che fu chiamata «la Bella Saonese»[4] in onore della città natale del da Cuneo. Non risulta, dalla lettura degli scritti colombiani, che Colombo fosse solito premiare in tal modo i suoi marinai; e vien da pensare che la Saona sia stata chiamata così perché lì egli stesso visse per alcuni anni.

Olindo Guerrini

Viene invece da pensare che l’intera lettera sia frutto di un artificio. Essa è conservata in un manoscritto donato nel 1780, in pieno illuminismo, da tal Antonio Zanetti all’Istituto di Scienze di Bologna, e da lì confluito nel patrimonio dell’università bolognese. È stata dimenticata fino al 1885, anno in cui Olindo Guerrini la riscoprì.

Già all’epoca molti si interrogarono sulla effettiva veridicità della lettera di Michele da Cuneo. E a ben ragione, viene da pensare, perché a portarla agli onori del mondo fu un appassionato protagonista del pensiero anticlericale italiano: Guerrini, noto anche con lo pseudonimo di Lorenzo Stecchetti, era celebre per la sua produzione vicina ai movimenti socialisti e anticattolici. Massone, «mago della burla e del falso», come lo ha definito Ruggero Marino, è stato considerato da molti come il vero autore del manoscritto, che avrebbe semplicemente inserito la lettera in un faldone più antico. Se fu davvero così, il tentativo di screditare Colombo fallì: appena una manciata di anni dopo, nel 1892, Leone XIII avviò la causa di beatificazione di Colombo.

 

Note:

[1] Si veda qui.

[2] A. Núñez Jiménez, Michele da Cuneo nel nuovo mondo, Dan. Er. Editoria e comunicazione, Savona, 1994, pp. 146-147.

[3] Ivi, p. 145.

[4] Ivi, p. 154.

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