Il Ponte sullo Stretto? Ci pensavano già nel 1861

Copertina della Domenica del Corriere del 21 marzo 1965.

Il Ponte sullo Stretto non ha rappresentato soltanto una ghiotta occasione per i governi passati di presentarsi agli occhi dell’elettorato come i fautori di un’opera futuristica. Questa infrastruttura, diventata ormai sinonimo di opera faraonica e avventata, non è stata esclusivamente una marchetta elettorale: è poco noto, ma il progetto di unire la Sicilia al continente con un ponte ha origini antiche. Un primo tentativo di realizzare un ponte di barche è stato narrato da Plinio il Vecchio, mentre in epoche più recenti anche Ferdinando II di Borbone aveva proposto la costruzione di un ponte, incaricando un “team” di architetti di proporre un progetto che risultò tuttavia troppo costoso per le casse del regno delle Due Sicilie.

Ciò che sorprende e che è assolutamente sconosciuto è che vi fu un progetto di costruire il leggendario ponte già nel 1861, addirittura prima che fosse proclamato il Regno d’Italia. A segnalarci questo progetto è l’architetto e storico Loreto Giovannone, che ha individuato in un articolo del giornale Il Mondo Illustrato del 26 gennaio 1861 la seguente notizia: «Un ardito magico progetto dell’ingegnere Cesare Valerio sarebbe in questo momento sottomesso all’esame di una Commissione nominata dal governo. Non si tratterebbe meno che di gittare un gran ponte fra le coste della Calabria e della Sicilia, precisamente fra Reggio e Messina. Questo ponte si avanzerebbe nell’acqua sostenuto da enormi pilastri, e si slancerebbe sospeso in modo da dare un passaggio facile ai bastimenti».

Il deputato Cesare Valerio (Carmagnola, 1820 – Torino, 1873) è noto come progettista di vari edifici torinesi, quali ad esempio il Collegio degli Artigianelli in corso Palestro e i magazzini generali di Torino (Docks), in via Cernaia presso la stazione di Porta Susa. Giovannone evidenzia che il progetto a cura del Valerio era stato realizzato prima ancora della proclamazione del regno d’Italia (17 marzo 1861), rendendo evidente che lo stravagante leitmotiv del Ponte sullo Stretto era già iniziato prima ancora della nascita ufficiale dell’Italia moderna, ed era nato a Torino, all’estremità opposta dello Stivale. Visti i loschi traffici avvenuti fin dai primissimi anni dell’unità italiana (un esempio tra tutti: l’affaire delle Ferrovie Meridionali che vide coinvolto il toscano Pietro Basogi, ministro delle Finanze) viene da pensare che se il progetto di Valerio avesse mai dovuto giungere a compimento, la speculazione e la corruzione avrebbero sicuramente aperto un nuovo capitolo nel libro degli scandali italiani.

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