La morte misteriosa di La Varenne, che rivelò i segreti della strage di Torino

I manifestanti di piazza San Carlo fuggono disordinatamente dai colpi di fucile dell’esercito e degli allievi carabinieri il 22 settembre

Uno dei più solerti indagatori degli avvenimenti del 1864 a Torino fu un francese: Pierre-Charles Mathon de La Varenne (1828-1867), autore interessato più che mai al Risorgimento italiano, poiché fu in esso direttamente coinvolto.

Nobile, discendente da un’antica famiglia della Bretagna, La Varenne era stato collaboratore de L’Opinon Nationale e aveva scritto più libri sulla storia d’Italia, specialmente sulla storia a lui contemporanea. Era un uomo che la sapeva lunga, dunque, esperto ed autorevole in materia. A lui si rivolse il deputato piemontese Pier Carlo Boggio dopo i fatti del 21 e 22 settembre 1864 [Leggi l’articolo su Altrastoria.it], affinché divulgasse in Francia la verità sul massacro di Torino e il coinvolgimento del ministero dell’Interno nella torbida vicenda[1].

Boggio fornì a La Varenne il materiale sul quale lavorare e lo scrittore francese studiò e approfondì. Comprese il nodo della vicenda di Torino e nel suo libro, La vérité sur les événements de Turin en septembre 1864, avec le rapport officiel de la Commission d’enquête parlementaire, lanciò pesanti accuse verso il capo del governo italiano, Marco Mingetti, il ministro dell’Interno Ubaldino Peruzzi e il sottosegretario Silvio Spaventa, considerati da lui i responsabili dell’eccidio, veri orchestratori dello spostamento della capitale a Firenze.

L’autore scavò nel passato dei tre, ne fece emergere le contraddizioni e gli aspetti più torbidi. Poi, pubblicò il testo della Commissione di inchiesta (che occupa circa i tre quarti del libro) sui fatti di Torino. insomma: La Varenne ci offre un documento eccezionale, genuino anche perché scritto da uno straniero, libero da partigianerie, oltretutto simpatizzante del Risorgimento italiano.

La storia potrebbe fermarsi qui: con uno scrittore-giornalista che scrive quello che oggi sarebbe un libro-inchiesta. Eppure, la storia continua: perché La Varenne, due anni dopo aver dato alle stampe il suo libro, muore misteriosamente nell’agosto 1867. Roberto Gremmo, che ha studiato attentamente i fatti di Torino 1864, sostiene la tesi che La Varenne fu, di fatto, “aiutato a morire[2]. Perché? il caso di Torino centrava qualcosa? Forse. E non era il solo: La Varenne custodiva in una cassa numerosi documenti ben sigillati, che – secondo le sue disposizioni testamentarie – dovevano essere bruciati dopo la sua morte. Così non fu: gli eredi, che litigavano per l’eredità, li aprirono sperando, magari, di trovare un secondo testamento loro favorevole. Scoprirono, invece, una gran quantità di documenti di Stato, riservatissimi e segreti. Il motivo? La Varenne non era soltanto un giornalista: era un agente segreto attivo in Italia, intrallazzatore occulto per ordine di Napoleone III.

I parenti non distrussero i documenti compromettenti; anzi, li pubblicarono, scatenando un putiferio in Francia. Si può dunque comprendere perché La Varenne sia morto misteriosamente, di punto in bianco, ancora giovane e in salute. E Pier Carlo Boggio? È noto che perì nella battaglia di Lissa, ma nella confusione dello scontro qualcuno potrebbe averlo “aiutato a morire”? I precedenti di un simile modus operandi c’erano tutti: bastino le rivelazioni dell’agente segreto J.A. (alias Filippo Curletti, Leggi l’articolo su Altrastoria.it) a dimostrare che un colpo a bruciapelo in una battaglia toglie di torno chi da quella battaglia potrebbe tornare vivo e vegeto: nessun’inchiesta verrebbe mai aperta per una morte in guerra. Boggio morì nel 1866, La Varenne nel 1867. I due più importanti indagatori dei fatti del 21 e 22 settembre 1864 scomparvero nel giro di pochi mesi. Come è noto, nessuno pagò per i morti di piazza Castello e piazza San Carlo e i documenti originali della commissione di inchiesta, misteriosamente, sparirono dagli archivi della Camera.

 

Note:

[1] R. Gremmo, La prima strage di Stato, le giornate di sangue di Torino del 21 e 22 settembre 1864, Storia Ribelle, Biella, 1999, p. 131

[2] Ivi, p. 135.

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