Torquemada fu davvero un sanguinario persecutore?

L’inquisitore Tomas de Torquemada

Di: Giorgio Enrico Cavallo

Tomás de Torquemada fu davvero uno spietato carnefice, o piuttosto attorno a lui si è creata una “leggenda nera” che non aiuta a comprendere la sua reale figura? Ebbene, cedendo la parola all’autorevole Franco Cardini, «L’immagine di fra Tomás come di un truce e sadico torturatore è del tutto gratuita: su ciò concordano gli storici autorevoli dell’Inquisizione spagnola»[1]. Resta da capire chi sia stato davvero Torquemada e perché oggi lo consideriamo come un fosco persecutore, piuttosto che un giudice attento e scrupoloso.

Nato a Valladolid nel 1420, Torquemada proveniva da una famiglia di ebrei convertiti. Vestì l’abito domenicano fin da giovane e nell’ottobre 1483 fu nominato dai Re Cattolici Inquisitore Generale per la Castiglia, l’Aragona, il Leon, la Catalogna e Valencia. Il fatto che fossero i sovrani a decidere il nome dell’inquisitore non deve sorprendere: i Re Cattolici avevano ottenuto da papa Sisto IV la possibilità di scegliere i giudici del tribunale dell’inquisizione; tribunale che fu riorganizzato da Torquemada con le famose Istructiones. Obiettivo dell’azione di Torquemada erano gli ebrei (i marranos) e i musulmani (i moriscos) convertiti al cattolicesimo, che erano sospettati di una conversione solo “di facciata” e di mantenere, nel contempo, i vecchi riti e la vecchia fede.

Ciò detto, bisogna specificare chi fu davvero il domenicano Torquemada. Ben lungi da essere un sanguinario, era invece un religioso integerrimo in primo luogo con sé: «Concorde è il parere degli studiosi sulla moralità e la severità del Torquemada soprattutto verso se stesso: si sottoponeva a una ferrea disciplina fisica e spirituale, era incorruttibile dinanzi alle lusinghe del danaro e del potere, puniva esemplarmente gli inquisitori che per qualche motivo tralignassero dai loro doveri. Seguiva quanto più da vicino poteva i processi e molto spesso interponeva la sua autorità per esercitare clemenza. Nelle sue numerose lettere raccomandava agli inquisitori moderazione, pietà e carità: e si tratta di documenti che non erano affatto propagandistici (infatti non trapelarono mai, e solo dopo molto tempo sono stati scoperti e pubblicati)»[2].

Quante furono le condanne a morte firmate dal famoso domenicano? Su questo punto, la storiografia (o presunta tale) specialmente nell’Ottocento ha inventato cifre inverosimili, con il solo, evidente scopo di incriminare la Chiesa di colpe mostruose. Basti un significativo esempio, tratto dalla celebre Storia critica dell’inquisizione spagnola, dell’ex inquisitore e apostata Juan Antonio Llorente (1756-1823): «L’abuso che Tommaso di Torquemada fece della sua autorità immensa nel volgere dei diciotto anni che passarono dalla sua nomina alla carica di grand’Inquisitor generale di Spagna sino al 18 settembre 1498, giorno della sua morte, fu tale che tornò impossibile agli storici calcolare esattamente il numero delle sue vittime. Alcuno ha preteso che Torquemada abbia fatto distruggere col fuoco e condannare a pene infamanti più di duecentomila persone d’ogni sesso. Altri, basando il numero sovra iscrizioni di quell’epoca e sulla fede di antichi manoscritti, hanno stabilito d’una maniera più positiva, che le tredici inquisizioni di Siviglia, di Cordova, di Jaen, di Toledo, di Cadice, di Valladolid, di Barcellona, di Murcia, di Cuença, di Saragozza, di Valenza, di Barcellona e di Majorca, istituitevi successivamente dall’anno 1481 sino al 1487, hanno fatto perire nelle fiamme durante la dominazione di Toquemada, diecimiladuecentoventi persone, abbruciate in effigie seimilaottocentosessanta, e condannati ad altre pene con la confisca de’ loro beni, noventasettemilacentosettantuno»[3]. Una conta macabra ma campata per aria. In verità, le condanne a morte per ordine di Torquemada furono davvero poche, in relazione alla totalità dei processi. «Le condanne al rogo che egli accettò di legittimare con le sentenze da lui firmate sono relativamente poche in percentuale, anche se non poche in assoluto. Difatti 100.000 circa furono i processi inquisitoriali celebrati nei quindici anni della sua gestione del tribunale (circa 6.600 all’anno, una ventina al giorno) ma le condanne in tale periodo ascesero a 2.000: il 2%, a fronte d’un 98% fra assoluzioni e condanne minori»[4].

Insomma: Torquemada non fu uno spietato torturatore, bensì un giudice che, seppur potentissimo, non abusava del suo potere. Spiace, pertanto, che sia finito suo malgrado nell’immaginario collettivo come un sadico torturatore. E spiace di più ancora che storici faziosi (o semplici avventurieri della carta stampata in cerca di titoli sensazionali) lo associno a Vlad di Valacchia o ad Hitler e ad altri perversi protagonisti della storia. Per farvi un’idea, potete leggere le pubblicazioni su Google Books.

 

Note:

[1] F. Cardini, L’Inquisizione, Giunti, Firenze, 1999, p. 53; Anche in: F. Cardini, M. Montesano, La lunga storia dell’Inquisizione, luci ed ombre della “leggenda nera”, Città Nuova, Roma, 2007, p. 120.

[2] Ivi, p. 120.

[3] G. A. Llorente, Storia critica dell’Inquisizione di Spagna, Parigi e Lugano, 1848, p. 67. Qui su Google Books.

[4] G. Cardini, M. Montesano, op. cit,.  pp. 120-121.

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