«Secessione»: il tentativo di ricreare la Repubblica di Venezia nel 1917

Il fronte nel 1917

Dopo la disfatta italiana di Caporetto, alcuni patrioti veneti cercarono di far tornare in vita la Serenissima Repubblica. È una storia al limite dell’assurdo, perché nel 1917, con la massiccia presenza di forze militari italiane della regione, progettare una secessione dall’Italia era a dir poco assurdo. Ancor più assurda fu la reazione delle autorità italiane, che intervennero energicamente per reprimere quella che, a tutti gli effetti, era poco più di una fantasticheria.

A scoprire il “complotto” fu la questura di Milano, che dopo una soffiata si mise sulle tracce di una maestra elementare, Italia Lotto, che sembrava avere preso contatti con alcuni diplomatici ex prussiani e con un sacerdote già nel mirino per essere un simpatizzante austriaco, don Zeno Walbrock.

In breve: al suo rientro in Italia, furono trovati, nascosti nei bagagli della donna, dei materiali compromettenti, quali un manifesto rivolto ai cattolici di tutta Europa contro la guerra e un proclama «avente per iscopo la creazione di uno stato autonomo ricostituente l’antica Repubblica di San Marco ingrandita da parte dell’Austria, probabilmente con le province irredente»[1].

La ricostruzione del caso è stata effettuata con cura da Roberto Gremmo, dalla cui ricerca citeremo alcuni passaggi chiave.

Immediatamente dopo la Lotto, fu arrestato anche il suo amante: Giovanni Carpanese, «pubblicista, sedicente professore, che qui viveva celandosi sotto falsi nomi», scrisse la questura in una dettagliata relazione fatta all’avvocato fiscale. Era lui una delle menti dell’operazione. La donna rivelò che in Italia si erano costituiti due comitati, uno per la creazione dell’antica Repubblica di San Marco, l’altro per creare un vasto sentimento antibellicista nel paese. «Il lavoro dei due comitati – proseguì la relazione della questura – doveva essere aiutato finanziarmene dagli Imperi Centrali e poi dalla diffusione dei due opuscoli di propaganda» curati dal Carpanese. «Prima di procedere alla stampa dei due opuscoli bisognava sottometterli all’approvazione delle autorità austriache in Isvizzera: perciò bisognava trovar modo di farli passare. Per far ciò si offrì il Carpanese stesso, il quale avrebbe dovuto uscir dall’italia servendosi di altrui passaporto. Ciò però non fu possibile ed allora fu inviata la Lotto sul lago di Como per studiare il modo di facilitare al Carpanese il passaggio in Isvizzera di contrabbando. […] Scartata l’idea di poter passare in Isvizzera il Capranese incaricò della missione la Lotto»[2].

Si può capire che la cospirazione non fosse davvero pericolosa: si trattava dei sogni dei due amanti, di un sacerdote e di pochi altri. Eppure la polizia reagì con fermezza: immediatamente scattarono le manette per i genitori della Lotto, poi rilasciati, quindi fu incarcerato un altro personaggio, tal Giorgio Balabani, suddito dell’impero Ottomano anche se nato a Venezia, il quale risultò coinvolto nel complotto perché riceveva la corrispondenza della Lotto. Fu arrestato un ex comparo di lavoro di Carpanese, Oreste Innocenti, che era innocente non solo di nome ma anche di fatto (aveva soltanto fatto parte di una compravendita di opere d’arte insieme al Carpanese). Infine, a finire in prigione fu Giuseppe Fadin, una delle menti del periodico veneziano Il Pomeriggio, al quale lavorava anche il suo amico Carpanese. Su di lui gravavano sospetti di contrabbando e spionaggio.

Dall’interrogatorio della Lotto non era emerso il nome di Fadin, bensì quelli di altri personaggi più o meno altolocati che, probabilmente, servivano alla donna per dimostrare la solidità di un progetto nel quale credeva ciecamente, e per il quale era disposta a passare molti anni in carcere. Da lei emerse che l’intera vicenda si basava sull’attività dei due comitati, ai quali non si sapeva esattamente chi prendesse parte perché i nuovi affiliati non venivano resi pubblici agli altri membri. Fece quindi alcuni nomi di onorevoli, come Livio Tovini, e il cardinal Gasparri, che avrebbe finanziato il movimento.

Gran parte dei nomi fatti dalla Lotto si rivelarono frutto delle sue elucubrazioni; per gli altri, la polizia – che pure prese sul serio le confessioni della maestra – non si riuscì ad accertare granché. Alla fine, non si seppe mai se il “complotto” cattolico-venetista aveva davvero un qualche fondamento.

 

Note:

[1] R. Gremmo, Storia ribelle, n. 42 (2016), p. 4036.

[2] Ivi, p. 4037.

Un pensiero riguardo “«Secessione»: il tentativo di ricreare la Repubblica di Venezia nel 1917

Lascia un commento