La curiosa storia della mela di Newton (che non gli cadde in testa)

Isaac Newton

Tutti noi, se pensiamo ad Isaac Newton, lo immaginiamo seduto sotto un melo, intento a meditare sul perché i frutti cadano a terra. Se poi vogliamo anche aggiungere un tocco di comicità, immaginiamo lo scienziato massaggiarsi la testa dopo che una mela gli è violentemente caduta sopra. Tale aneddoto, però, avrebbe poco o niente a che vedere con la realtà.

La scenetta è infatti troppo bella per essere vera. A dirla tutta, nessuno era presente il giorno in cui quella fatale mela cadde (forse). Nessuno tranne Newton, ovviamente, quindi bisogna basarsi esclusivamente sulle parole che egli, 54 anni dopo, disse all’amico William Stukely (1687-1765), il quale così le riportò:

«Una sera, dopo cena, il clima era mite. Andammo in giardino a bere del tè, sotto l’ombra di alcuni meli, soli. Nel mezzo di altri discorsi, Newton mi disse che era esattamente in quella situazione quando ebbe l’idea della gravità. Era seduto, meditando, quando una mela che cadeva gli fece pensare: perché la mela cade sempre perpendicolare al terreno?».

Ci si mise poi Voltaire ad infiorettare il racconto. Scrisse infatti nella quindicesima delle sue Lettere Filosofiche (1727): «Essendosi ritirato nel 1666 in campagna, in una pensione vicino a Cambridge, un giorno in cui camminava nel suo giardino e vedeva cadere dei frutti da un albero, egli si lasciò andare ad una meditazione profonda su questa gravità della quale tutti i filosofi hanno cercato così a lungo la causa invano, e in cui il volgo non sospetta un mistero»[1].

Eulero, nel 1760, aggiunse: «Newton era nel suo giardino, sotto un albero e una mela cadde sulla sua testa, facendolo pensare alla gravità». E Isaac D’Israeli, nel 1797: «mentre stava leggendo sotto un melo, uno dei frutti cadde e lo colpì violentemente sulla testa»[2].

Appare chiaro come, da un semplice fugace accenno di Newton sia nato un vero e proprio mito, enfatizzando il ruolo che quella benedetta mela ebbe in realtà. Come nella storia del pescatore che, per aggiungere interesse al suo racconto, ogni volta aumenta le dimensioni del pesce, così si aggiunse il riferimento al luogo geografico, poi alla mela caduta sulla testa, al libro ed infine al colpo violento sulla testa.

 

Note:

[1] Voltaire, Lettres philosophiques, 1734, p. 76 (Qui la versione online).

[2] I. D’Israeli, Curiosities of Literature, vol. I., New York, 1872, p. 144. (Qui la versione online):

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