Qual è la verità sulle profezie di Nostradamus?

Nostradamus

Di: Giorgio Enrico Cavallo

Nostradamus l’aveva predetto. Qualunque evento dei cinquecento anni successivi alla pubblicazione delle sue Centurie, lui l’aveva predetto. Leggeva il futuro; anche se non ci ha mai tramandato come facesse. E se fosse stata soltanto una burla? Un gioco, un artificio ben impostato, atto a far divertire le annoiate corti rinascimentali?

Non ditelo ai seguaci del veggente provenzale. Vi diranno che Michel de Nostredame tutto sapeva e tutto conosceva; e vi diranno che tramite le sue conoscenze alchemiche o cabalistiche poteva prevedere ogni evento. Il risultato chiaro, limpido, trasparente come l’aria, sono le sue famose Centurie.

Questo articolo cercherà di fare un po’ di chiarezza sulla questione della presunta chiaroveggenza del santone provenzale, partendo proprio dalla sua vita: perché è evidente che senza conoscere il personaggio non è possibile capire la sua opera. Michel de Nostredame nacque nel 1503 a Saint-Rémy de Provence, da una famiglia di origini ebraiche. La fama di Nostradamus ha sguinzagliato storici ed archivisti sulle tracce dei suoi avi: il più antico che si conosca è Vidas de Carcassonne, di Avignone, nato più o meno negli anni ’70 del XIII secolo. Vidas fu il capostipite di una dinastia di mercanti di grano: gli affari della famiglia prosperarono e Davin, bisavolo di Nostradamus, si convertì al cristianesimo nel 1453, prendendo il nome di Arnauton de Velorgues, padre di Pierre, che prenderà invece il cognome di “Nostredame”. Da qui, il cognome del nostro astrologo.

Il padre di Michel, Jaume, lasciò la professione di mercante di grano per diventare notaio: ciò indica che la condizione famigliare dei Nostredame era decisamente migliorata. Anche per questo motivo il giovane Michel poté permettersi degli studi universitari, che all’epoca potevano garantirsi soltanto le persone di un certo rango o dal portafoglio molto capiente. Nel 1521 Michel ottenne il titolo di maîtres des arts, più o meno corrispondente all’attuale baccalaureato. Fino al 1529 viaggiò nel sud della Francia per studiare medicina e erboristeria, due materie che nell’Europa del Cinquecento spesso si sovrapponevano. In questi spostamenti ebbe modo di visitare alcune cittadine che avranno un ruolo da protagoniste nelle sue profezie: era questo il mondo che egli conosceva, limitato dai Pirenei e dalle Alpi. Di certo, non un veggente in grado di conoscere il futuro del globo…

A Narbonne, nel 1525, si trovò nel pieno di un’epidemia di peste. L’evento lo colpì particolarmente, tanto da cercare, in futuro, un antidoto alla morte nera con una serie di pillole che in realtà non funzionarono mai. Finalmente, dopo aver cercato di iscriversi tre volte all’università di Montpellier, riuscì a laurearsi in medicina.

I suoi vagabondaggi continueranno ancora per molti anni. Nel 1544, a Marsiglia, si trovò nuovamente in un’epidemia di peste, e cercò di debellarla con salassi e purghe che non ebbero alcun esito. La sua attività di medico era tutta qui: purghe, salassi, fumigazioni che servivano per depurare il sangue ed il corpo dalle sostanze nocive in eccesso che, si credeva, alteravano l’equilibrio dell’organismo. Nulla avrebbe fatto credere che questo medico di una sonnolenta cittadina provenzale (Salon) sarebbe presto diventato celebre come astrologo e come mago.

Dal 1549 fino alla sua morte, Nostradamus pubblicò almanacchi, pronostici e, per l’appunto, profezie che lo resero celebre in tutta la Francia. Non inventò nulla: l’almanacco era diffusissimo nel Cinquecento, e la forma metrica delle quartine (quella scelta per le Centurie) era tra le più usate all’epoca. La sua fama, nondimeno, iniziò a crescere, tanto che nel 1555 venne invitato a corte: è l’anno delle sue Centurie.

Frontespizio delle Centurie di Nostradamus

Man mano che la sua fama cresceva, Nostradamus incontrava anche le ire di cattolici e luterani, convinti che fosse un pericoloso eretico. Lo stesso re Carlo IX, nel 1561, fu costretto ad arrestarlo intimandogli di non pubblicare più almanacchi e pronostici. Nel 1564, infine, incontrò la regina Caterina de’Medici, alla quale profetizzò un futuro regale per i suoi figli: profezia che non era nient’altro che una captatio benevolentiae, tipica di chi voleva garantirsi il sostegno di una personalità importante. Nostradamus morì due anni più tardi, nel 1566.

Un’esistenza, la sua, che fino alla sua “conversione” all’astrologia sarebbe stata quella di un oscuro medico di provincia. Neanche la sua fama sarebbe probabilmente sopravvissuta alla sua morte: senza l’intervento del figlio Cesare, Nostradamus sarebbe rimasto uno dei tanti bizzarri personaggi che costellavano l’Europa rinascimentale, per lo stupore delle corti e dei ricchi gentiluomini dell’epoca. Ed infatti egli non era nient’altro che questo: un uomo del suo tempo, che aveva capito che poteva guadagnare dalla vendita dei suoi almanacchi più che dalla sua attività di medico. Non solo: Nostradamus esercitò anche alcune forme di “magia bianca”, quali l’onomanzia e la dattilomanzia. Si creò un personaggio: indossava un particolare anello al dito, riceveva i suoi ospiti tra i fumi di alcuni bracieri.

Veniamo alle profezie. Quella che all’epoca fece scalpore, fu la predizione della morte di re Enrico II in una giostra cavalleresca. Ecco il testo della quartina:

Le lyon jeune le vieux surmontera
En champ bellique par singulier duelle,
dans caige d’or les yeux luy crevera:
deux classes une, puis mourir, mort cruelle (I.35).

Nella quartina, secondo i sostenitori di Nostradamus, il veggente di Salon avrebbe previsto con incredibile precisione la morte del re, avvenuta durante la giostra per le ferite riportate e specialmente per quella occorsa ad un occhio, nel quale si era conficcata una grossa scheggia di legno. Nella spiegazione fornita dai seguaci di Nostradamus, i due leoni sarebbero i due cavalieri in giostra, la gabbia d’oro sarebbe la visiera del re, attraverso la quale la scheggia provocò la ferita mortale. Tuttavia, nessuno dei due cavalieri aveva un leone nello stemma (semmai, un giglio); il duello non avvenne in campo bellico; Enrico II ebbe un solo occhio trafitto (non due) e il termine “gabbia d’oro” è davvero un po’ generico (potrebbe indicare qualsiasi armatura…).

Appare chiaro che la formula delle quartine è questa: fornire tanti dettagli vaghi, privi di riferimenti geografici e temporali precisi, in modo tale che sia il lettore stesso a convincersi della bontà delle quartine, mentre l’autore in realtà non voleva dire assolutamente nulla. La prevalenza di scene di guerra, di morte e di angoscia che caratterizza le profezie nostradamiane dà loro un ulteriore elemento di fascino: se profetizzasse avvenimenti radiosi e felici, probabilmente, nessuno gli darebbe credito; ma poiché Nostradamus parla di guerre e di tragedie, ecco che tutti i lettori gli prestano attenzione.

Le profezie sono, in altre parole, un testo così labirintico e sfuggente che possono voler dire tutto ed il contrario di tutto. Taluni sostengono che le quartine furono scritte tra le fumigazioni delle piante presunte magiche, tramite le quali egli entrava in uno stato di tranche, vedendo delle immagini alle quali non sapeva dare un senso, ma che si limitava a trascrivere. Chissà: forse, Nostradamus credeva che fossero gli angeli ad inviargli queste visioni, che nient’altro erano che allucinazioni che egli stesso si procurava.

Non possiamo sapere con precisione la genesi delle cosiddette profezie, ma possiamo sapere che Nostradamus non predisse alcunché. La loro vaghezza permette di associarle a qualunque avvenimento storico; e, nei pochi casi in cui il veggente di Salon si azzardò a profetizzare una data, si sbagliò completamente.

Prendiamo la quartina 77 della terza Centuria:

Le tiers climat soubz Aries comprins
L’an mil sept cens vingt & sept en Octobre,
Le roy de Perse par ceux d’Egypte prins:
coflict, mort, p.te à la croix grad opprobre.

Traducibile come:

Il terzo clima sotto Ariete compreso
L’anno 1727 in ottobre
Il re di Persia da quelli d’Egitto catturato:
conflitto, morte, perdita: alla croce grande orrore.

Finalmente, una data che permette di avere un appiglio cronologico oggettivo. Nostradamus ebbe fortuna: nel 1727 la Persia era in un momento di crisi politica ed effettivamente lo scià fu catturato (ma ciò avvenne soltanto nel 1732). A deporlo, però, non fu un egiziano ma un suo vassallo (il celebre Nadir Shah). Non si riesce a capire, poi, perché alla croce (i popoli cristiani?) sarebbe andato l’onore di questa crisi interna all’impero persiano.

Non si può certamente dire che all’epoca Persia ed Egitto fossero confondibili, specialmente da uomini colti. Appare dunque evidente che Nostradamus abbia scelto due nomi di nazioni importanti per profetizzare un evento assolutamente generico, procrastinato in un futuro per lui remoto abbastanza da essere sicuro che nessuno lo avrebbe mai smentito in vita.

Eppure, anche di fronte all’evidenza dei macroscopici errori delle profezie nostradamiane, c’è sempre qualcuno che, dopo ogni evento storico, va a sfogliare le Centurie in cerca di qualche appiglio. Ad esempio: ha fatto clamore, recentemente, la notizia che Nostradamus avrebbe previsto l’elezione di Donald Trump[1]. A finire sotto la lente degli “esperti” di cose nostradamiane, la quartina 40 della prima centuria. Eccola:

La trombe faulse dissimulant folie,
Fera Bisance un changement de loys,
Hystra d’Egypte qui veult que l’on deflie,
Edict changeant monnoyes & aloys.

Traducibile come:

La tromba falsa che finge follia
Farà Bisanzio un cambiamento delle leggi:
Uscirà d’Egitto chi vuol che si compiaccia
Editto che cambia monete larghe e metalliche.

È evidente che l’unico richiamo a Donald Trump potrebbe essere la tromba; ma essa a quanti altri avvenimenti storici potrebbe essere associata? Anche dando corda a Nostradamus, ed ammettendo che la “falsa tromba” (ma poi, perché “falsa”?) potrebbe essere il tycoon americano, qualcuno dovrebbe spiegarci a cosa può riferirsi il “veggente” quando parla di Bisanzio (oggi in Turchia). Si riferisce dunque ad Erdogan? E l’Egitto, cosa c’entra in questo discorso? Chi ha visto in questa quartina un riferimento a Donald Trump aveva, evidentemente, più fantasia dello stesso Nostradamus.

Qui veniamo al “dunque”: la suggestione di questi versi, unita alla fama di Nostradamus, rende il gioco facile a chi vuol far credere che il santone provenzale avesse davvero visioni profetiche. C’è stato anche chi ha cercato di usare le Centurie per interessi militari: ad esempio, i nazisti interpretarono la quartina 94 della V centuria affermando che la resistenza contro la «Grande Germanie» fosse inutile. Migliaia di volantini furono diffusi in Francia nei quali si affermava non solo che la Germania avrebbe dominato il mondo, ma anche che il sud della Francia non sarebbe stato bombardato. Motivo sufficiente per indirizzare i profughi in quella direzione e liberare la strada ai panzer tedeschi che marciavano in direzione di Parigi.

 

Note:

[1] Qui

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