La scoperta dell’America? Non avvenne per caso

Lo sbarco di Cristoforo Colombo

Di: Giorgio Enrico Cavallo

Sulla scoperta dell’America si è scritto e detto di tutto. D’altronde, non c’è forse personaggio storico più affascinante e più misterioso di Cristoforo Colombo, anche per le numerose lacune nella sua biografia. Era genovese? Monferrino? Francese? Spagnolo? Catalano? Tutti lo vogliono come loro concittadino, anche se è certo che Domenico Colombo, padre del navigatore, era ligure ma di famiglia monferrina (di Cuccaro, per essere precisi). Difficilmente ciò che potrà trovare una conferma ufficiale è il livello di consapevolezza di quanto Colombo si apprestava a fare salpando da Palos. Vale a dire: egli era davvero convinto di trovare il Catai e il Cipango (la Cina e il Giappone) al termine del suo viaggio? Oppure era a conoscenza di una terra misteriosa, diversa dall’Asia?

La domanda affascina da tempo e – va detto subito – non ha una risposta precisa. Perché le soluzioni possibili sono due: o si prende per vera la storia ufficiale, sorvolando sulle numerosissime incongruenze e sulle criticità che essa presenta, oppure si deve tentare una diversa interpretazione dei fatti storici in nostro possesso, addentrandosi nel vasto mare delle teorie legate alla prescoperta dell’America. Mare vasto, suggestivo ma – attenzione – apparentemente di scarsa ricaduta storica. Val bene ricordare la chiara riflessione di Ruggero Marino, quando scrive: «Altri sono sbarcati in precedenza in America? Altri sono andati prima di lui? Quale è stata la conseguenza per l’umanità? Quale è la traccia che hanno lasciato? Nessuna, e il niente non ha mai fatto la storia. Colombo non è il primo? Certamente è il definitivo. Quello con il cui sbarco il timone dell’ecumene cambia rotta. Prima era accaduto solo per la nascita di Cristo»[1].

Ormai, infatti, è appurato che, prima di Colombo, almeno i vichinghi sbarcarono nel Nuovo Mondo, senza però far stravolgere la storia del mondo. Ma quanti altri andarono in America prima di Colombo? Da ritrovamenti archeologici, pare di capire che perfino i romani ci siano andati[2]. Ma ciò che più interessa è chi abbia visitato l’America negli anni immediatamente precedenti Colombo. Leggendo il diario dell’ammiraglio, trascritto da Bartolomé de Las Casas – fonte essenziale di informazione sui viaggi colombiani – pare certo che il navigatore genovese credesse di essere sbarcato nell’ultima propaggine del Cipango. Eppure, faremmo torto all’intelligenza di un uomo della levatura di Colombo, se pensassimo che egli non si sia accorto che qualcosa non quadrava: delle città lastricate d’oro di cui si favoleggiava non c’era traccia. Gli indios giravano nudi, senza vergogna alcuna, e sembravano non conoscere forme sociali più complesse di quelle delle tribù. È evidente che qualche sospetto deve aver sfiorato la mente di Colombo. Di più: è evidente che quest’uomo sapeva che avrebbe trovato oltre l’oceano delle popolazioni primitive, che si sarebbero accontentate di specchietti, campanellini e nastri colorati in cambio di oro e argento. Difficile credere che le popolazioni sottomesse al Gran Khan avrebbero barattato i preziosi per così poco: dunque, perché Colombo caricò sulle tre navi una tale quantità di questo materiale apparentemente inutile?

Viene da domandarsi anche perché Colombo si sia fatto nominare viceré e governatore delle terre scoperte se, a rigor di logica, quelle terre che egli andava a “scoprire” nient’altro erano che l’ultima propaggine dell’Asia, nelle quali c’erano quelle ricche e potenti civiltà descritte da Marco Polo. Cosa pensava di governare, Colombo? Tanto più, cosa pensava di conquistare con tre navi e poche decine di uomini? È evidente che egli, qualora fosse giunto in Giappone o in Cina, avrebbe reclamato il ruolo di ambasciatore dei sovrani cattolici, non di governatore. Qualche sospetto, nella narrazione ufficiale, sorge spontaneo.

La terra piatta? Una leggenda. Ma la gente ci crede ancora.

I sospetti sono tanto più leciti quanto più si esamina l’epoca delle scoperte geografiche alla luce della storia e non della narrazione da sussidiario delle medie. Di Colombo è stata taciuta, per secoli, la sua straordinaria devozione, quasi da “monaco laico” (Leggi l’articolo di Altrastoria.it). Colombo, con il suo primo viaggio, non dimostrò che la Terra era sferica: nel Medioevo non si credeva affatto che la Terra fosse piatta, come già scritto diffusamente su questo sito (Leggi l’articolo di Altrastoria.it). Colombo e i suoi uomini non portarono la sifilide in Europa, né tantomeno all’indomani della scoperta gli europei iniziarono a consumare decine di diversi ortaggi: perché si potesse mangiare diffusamente la patata, ad esempio, si dovette attendere l’Ottocento (Leggi l’articolo di Altrastoria.it). Questi ed altri luoghi comuni devono suscitare una sana domanda: ciò che sappiamo del viaggio delle tre caravelle (che poi, le caravelle erano solo due) è tutto vero? O una narrazione successiva ha dato alla scoperta del Nuovo Mondo una patina oleografica? E, specialmente, la domanda più stimolante: cosa sapeva davvero Colombo delle terre che avrebbe scoperto?

C’è chi ha suggerito che Colombo sapesse tutto dell’America; anzi, che vi fosse già stato in epoca precedente. Lo dimostrerebbe, tra l’altro, la tomba del papa Innocenzo VIII Cybo, morto nel 1492 ma prima della partenza di Colombo: l’epitaffio funebre evidenzia che, sotto il suo papato, fu scoperto un Nuovo Mondo. Un errore grossolano, visto che Innocenzo VIII morì poco prima della partenza delle tre navi da Palos? Oppure, quando fu apposta l’iscrizione si sapeva un’altra verità? La domanda ha una risposta molto più facile di quanto si pensi. La spedizione costò circa 2 milioni di maravedì. I Re Cattolici di Spagna avevano finanziato personalmente con la cifra di un milione e 140mila maravedì. 360mila maravedì erano a carico della città di Palos. Ma un altro mezzo milione era a carico di Colombo. Dove trovò i soldi? E chi diede i soldi a re Ferdinando e a Isabella, che avevano le casse dello Stato vuote, dissanguate dalla guerra appena conclusa contro i mori? Sorpresa: i soldi dei re Cattolici venivano dal fondo della Casa per le Crociate. Tesoriere della Cassa era, insieme al ministro Santangel, anche Francesco Pinelli, genovese, imparentato con la famiglia Cybo, genovese anch’essa, che in quel fatidico 1492 aveva l’onore di vedere un suo membro, Giovanni Battista, sul soglio di Pietro con il nome di Innocenzo VIII. Tramite monsignor Alessandro Geraldini, il papa approvò il progetto di Colombo. Ecco (parzialmente) spiegata l’iscrizione sulla sua tomba; perché, in realtà, la verità potrebbe essere ben più grande.

Le tre caravelle navigano verso il Nuovo Mondo: davvero Colombo voleva dimostrare che la Terra non è piatta?

Molto più stimolante, infatti, è invece quanto è legato ai racconti orali dei marinai e dei primi coloni dell’America. Inizialmente, già negli anni immediatamente successivi al 1492, iniziò a circolare la voce che Colombo potesse aver avuto un “suggeritore”, che gli avrebbe raccontato dell’esistenza di un continente misterioso ed inesplorato al di là dell’Oceano. Un “pilota misterioso”. La storia, in breve, è questa: un vascello mercantile sarebbe stato spinto in oceano aperto dagli alisei e sarebbe approdato nelle Antille. Lì, gli europei si sarebbero resi conto dell’esistenza di uomini dalla pelle ambrata, che vivevano senza conoscere il denaro e senza indossare vestiti. Nessuno di questi indigeni aveva esperienza di mare e, dunque, nessuno poté avvertire i navigatori europei dei pericoli di un viaggio di ritorno in mezzo all’Atlantico. Il vascello rimase nell’oceano per mesi, e quando finalmente toccò terra ormai tutti i marinai erano morti oppure moribondi. Colombo, che all’epoca si trovava a Porto Santo, soccorse uno dei marinai superstiti il quale gli raccontò ciò che aveva visto e gli consigliò di andare in America sfruttando gli alisei. Tuttavia, il marinaio non sapeva come tornare in patria senza incappare in violenti uragani: cosa che effettivamente colse alla sprovvista lo stesso navigatore genovese.

Lo stesso Bartolomé de Las Casas inserì la vicenda del “capitano misterioso” nel suo celebre Historia de las Indias. Nei capitoli XIII e XIV del libro I della monumentale Historia de las Indias, il religioso spiega perché Colombo fosse sicuro che oltre l’Oceano avrebbe trovato una terra. Cristoforo Colombo, infatti, parlando con i marinai di Madera e delle Azzorre, venne a sapere di un marinaio del re del Portogallo, Martin Vicente, che navigando a 450 leghe dalla costa di Cabo San Vicente, raccolse in mare un legno lavorato a mano: poiché i venti soffiavano da ponente da alcuni giorni, sostenne che quel legno scolpito provenisse da una costa che si trovava più avanti[3][4]. Di più: era opinione diffusa tra i marinai delle Azzorre che esistesse una terra dall’altra parte dell’Oceano, ed essi ne parlarono più volte con Colombo. Nel 1484, un marinaio dell’isola di Madera giunse alla corte di Lisbona chiedendo una caravella ben equipaggiata per poter scoprire una terra al di là del Mare Oceano, terra che lui giurava di aver veduto ogni anno, quando si spingeva in mare aperto[5]. Era l’America? E quest’uomo ottenne dal re del Portogallo ciò che chiedeva? Se così fosse, troverebbe conferma una diceria molto diffusa tra i primi coloni del Nuovo Mondo, quella della “guida” di Colombo.

Al capitolo XIV della sua Historia, las Casas riferisce infatti una «vulgar opinion» relativa pilota misterioso, «la cual yo no afirmo», ma che – per trovare spazio in un testo dell’epoca – doveva effettivamente essere molto nota. Las Casas la sentì probabilmente già nel 1502, quando egli approdò ad Hispaniola; infatti, tale storia «era muy comun á todos lo que entónces en esta Espanola isla viviamos». Egli spiegò che si diceva che una caravella, diretta in Olanda o in Inghilterra, fosse stata portata al largo dai venti e che scoprì per prima le isole dell’America Centrale. Ciò era «cosa certa» per i coloni. Non solo: quando per la prima volta gli spagnoli giunsero a Cuba, trovarono, mescolati tra gli indigeni, anche uomini dalla pelle bianca, con la barba e i baffi, come gli europei[6]. Il fatto che in America si trovassero dei nativi dalla pelle bianca colpì anche Colombo, nel corso del suo primo viaggio. In tale occasione, i marinai di Colombo trovarono uomini e donne «più belli degli altri». Si legge nei Diari trascritti dal Las Casas: «quanto poi alla bellezza, dicevano i cristiani non esservi raffronto possibile, essendo tutti, gli uomini al pari delle donne, più bianchi degli altri; e che, mescolate tra gli altri, avevano veduto due giovani donne, bianche non meno di quelle di Spagna»[7]. Sorge spontanea la domanda: chi erano quelle donne “bianche”? Forse, discendenti dei superstiti di qualche spedizione precedente?

L’enigmatica mappa di Piri Reis, del 1513, mostrerebbe addirittura le coste dell’Antartide

E i figli di Colombo, cosa dicevano di questa teoria? Fernando, che scrisse una vita di suo padre, naturalmente era scettico nei confronti di questa teoria; tuttavia, forse costretto dalle insistenti voci di questo innominato marinaio, arrivò a dire che sì, suo padre aveva conosciuto un tal Vicente Dias, portoghese, che verso il 1452 aveva navigato con Luca de Cassano nell’Atlantico occidentale, senza mai toccare terra. Nel 1976, il “capitano misterioso” tornò alla ribalta con il saggio di Juan Manzano, Colón y su Secreto: el Predescubrimiento, nel quale l’autore dichiarò che Colombo aveva effettivamente avuto un contatto con un marinaio che gli aveva riferito ogni dettaglio della scoperta. Egli avrebbe raccontato tale impresa a Ferdinando e Isabella, e soprattutto – messo alle strette dall’ammutinamento della Santa Maria – al capitano Pinzon.

È credibile questa teoria? Di certo, è stimolante e – perché no – anche verosimile. Alla luce di alcune incongruenze nel racconto ufficiale, il “pilota misterioso” può essere una suggestiva spiegazione che, tuttavia, non può incontrare la conferma dell’ufficialità. Semmai, può aiutare a sognare e a pensare che le cose potrebbero essere andate in modo un po’ diverso da quello che ci è stato raccontato. E può aggiungere un altro tassello che aiuterebbe a completare il “cerchio” attorno a Colombo: è possibile che questo misterioso marinaio altri non fosse che lo stesso Colombo? Egli vi può essere andato in precedenza, in una missione sfortunata della quale non ci è rimasta memoria? O ancora: egli vi può essere andato in “avanscoperta”, poiché – e non ci vuole molto ad intuirlo, a questo punto – l’America era sì remotissima ma nota almeno tra i marinai dell’Atlantico. Un marinaio come Colombo, che navigò dall’Islanda al Ghana, non poteva essere rimasto all’oscuro di ciò. E poiché è perfettamente logico supporre che i sovrani di allora non vivessero sulle nubi, ma che fossero a conoscenza di ciò che si diceva nel regno (specie in nazioni marinare come il Portogallo) si può supporre che l’esistenza di una terra misteriosa oltre il mare non rappresentasse, per loro, una novità.

Ci sono poi le mappe “impossibili”. Come quella dell’ammiraglio turco Piri Reis, che disegnò nel 1513 una carta con l’America meridionale già perfettamente delineata tratteggiando, inoltre, quella che sembra la costa dell’Antartide. L’autore dichiarò di essersi basato su mappe più antiche: quali? C’è chi arriva a fantasticare che, dunque, in antichità già si conoscessero quei tratti di costa rivelati da Vespucci solo tra il 1501 e il 1504 (il suo viaggio verso la Patagonia). Infine, Piri Reis conferma la scoperta di Colombo, l'”infedele” che scoprì quelle terre delle quali mancavano ancora i confini occidentali. Infedele… di Genova, secondo l’ammiraglio turco (che quindi, indirettamente, si inserì nella diatriba legata alla patria del navigatore). Le mappe più antiche alla base della carta di Piri Reis potrebbero essere state copie di quelle che già possedeva Colombo? C’è da dire, a questo punto, che vi è pure chi sospetta che il Portogallo già conoscesse alcune coste del Brasile, ma che non avesse reso pubblica la notizia. Deduzione, questa, che parrebbe avvalorata dalla richiesta di spostamento ad occidente della linea di divisione del Nuovo Mondo tracciata da papa Alessandro VI con il trattato di Tordesillas; spostamento che faceva rientrare il Brasile nell’area assegnata al Portogallo…. anche se il Brasile non era ancora stato ufficialmente scoperto [8].

La scoperta dell’America, alla luce di questi dettagli, andrebbe quantomeno rivista o ripensata. La narrazione così come la conosciamo è evidentemente lacunosa e imperfetta. Va però detto, in conclusione, di prestare attenzione e di non credere esattamente a tutte le teorie alternative, le quali spesso si rivelano bufale clamorose. L’importanza della scoperta dell’America è tale che un po’ tutti hanno voluto accaparrarsi il trofeo del primo posto. Prima, attribuendo a Colombo natali improbabili, in un po’ tutti i porti principali del Vecchio Continente; poi, aggirando l’ostacolo e introducendo nuovi attori sulla scena. Ad esempio, il presidente turco Erdogan ha sostenuto che il Nuovo Continente fu scoperto nel 1178 da marinai musulmani[9]. Su quali prove, non si sa. I cinesi, dal canto loro, hanno sostenuto che nel 1421 la flotta cinese avrebbe raggiunto l’Australia, la Nuova Zelanda ed anche l’America. Addirittura, è stata prodotta una mappa settecentesca nella quale l’autore affermava di aver copiato una precedente mappa del 1418, che definiva correttamente tutte le coste americane. Sono poi stati gli stessi cinesi a smentire confermando il falso[10].

 

Note:

[1] R. Marino, L’uomo che superò i confini del mondo, vita e viaggi di Cristoforo Colombo, l’eroe che dovrebbe essere santo, Sperling & Kupfer, 2010, p. 85.

[2] Qui.

[3] B. de las Casas, Historia de Las Indias, Madrid, 1875, tomo I, p. 97. Il testo, in spagnolo: «hablando con hombres de la mar, personas diversas que navegaban las mares de Occidente, mayoremente á las islas de lo Azores y de la Madera, entre otras, le dijo un piloto de rey de Portugal, que se llamba Martin Vicente, que hallándose una vez 450 leguas al Poniente del Cabo de San Vicente, vido y cogió en el navío, en el mar, un pedazo de madero labrado por artificio, y, á lo que juzgaba, no con hierro; de lo cual y por haber muchos dias ventado vientos Ponientes, imaginaba que aquel palo venia de alguna isla ó islas que hácia el Poniente hobiese».

[4] P. E. Taviani, L’avventura di Cristoforo Colombo, Il Mulino, Bologna, 2001 p. 52.

[5] Ivi, p. 53.

[6] B. de las Casas, cit., pp. 103-104. Ecco il testo in spagnolo: «Díjose, que una carabela ó navío que habia salido de un puerto de España […] y que iba cargada de mercaderías para Flandes ó Ingalaterra, ó para los tractos que por aquellos tiempos se tenian, la qual, corriendo terrible tormenta y arrebatada de la violencia é ímpetu della, vino diz que, á parar á estas islas y que aquesta fué la primiera que las descubrió. Que esto acasciense ansí, algunos argumentos para mostrarlo hay: el uno es, que á los que aquellos tiempos somos venidos á los principios, era comun, como dije, tractarlo y praticarlo como por cosa cierta, lo cual creo que se derivaria de alguno ó de algunos que lo supiesen, ó por ventura quien de la boca del mismo Almirante ó en todo ó en parte ó por alguna palabra se lo oyere; el segundo es, que entre otras cosas antiguas, de que tuvimos relacion los que fuimos al primier descubrimiento de la tierra y poblacion de la isla de Cuba […] fué una esta, quel los indios vecinos de aquella tuvieron ó tenian de haber llegado à esta isla Española otros hombres blancos y barbados como nostros, ántes que nostros no muchos años: ésto pudieron saber los indios vecinos de Cuba, porque como no diste más de diez y ocho leguas la una de la otra de punta á punta, cada dia se comunicaban con su barquellos ó canoas, mayormente que Cuba sabemos, sin duda, que se pobló y poblaba desta Española (Qui il testo online).

[7] C. Colombo, Gli scritti, Einaudi, Torino, 1992, p. 77.

[8] R. Marino, op. cit., pp. 89-90.

[9] Qui.

[10] Qui.

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