Anche Pio XI e Pio XII pensavano di indire un concilio

Papa Pio XII

Di: Giorgio Enrico Cavallo

L’indizione del Concilio Vaticano II viene spesso spiegata come un’improvvisa idea di papa Giovanni XXIII. Si tratta, tuttavia, di una narrazione semplicistica, in quanto i due pontefici precedenti, Pio XI e Pio XII, già avevano progettato la riapertura della sessione conciliare interrottasi nel 1870. Come noto, infatti, il Concilio Vaticano I si era bruscamente concluso a causa della guerra mossa dallo stato italiano contro Pio IX. Da quella data, l’argomento concilio era più volte tornato in agenda. All’indomani dell’elezione di papa Pio XI, nel 1922, era stata addirittura indetta una consultazione dell’episcopato[1]; non se ne fece nulla. Il cardinal Louis Billot (1846-1931), in tale occasione, ebbe ad evidenziare al papa che «la ripresa del Concilio è desiderata dai peggiori nemici della Chiesa, cioè dai modernisti, che già s’apprestano – come ne fanno fede gli indizi più certi – a profittare degli stati generali della Chiesa per fare la rivoluzione, il nuovo ’89, oggetto dei loro sogni e delle loro speranze»[2].

Anche nel pontificato del successore di papa Ratti il concilio era tornato tra gli argomenti all’ordine del giorno: era interesse di Pio XII solennizzare le condanne agli errori ideologici del suo tempo. A farsi promotori dell’iniziativa furono i cardinali Ottaviani e Ruffini[3]. Pio XII nominò una commissione speciale preparatoria nel 1949 che, fino a gennaio 1951, tenne alcune riunioni nella massima segretezza. Se ne delinearono ipotesi contrastanti: una prima, quella di un concilio molto breve, che si occupasse di materie determinate; altri, invece, immaginavano un concilio lungo con piena libertà di espressione e di discussione. Pio XII, di fronte a queste due opinioni opposte, accantonò il progetto. Tuttavia, le riunioni della commissione non dovevano essere del tutto segrete, se alcune ambasciate registrarono l’ipotesi di un concilio imminente. Il tutto era complicato dall’organizzazione dell’anno santo 1950: convogliare duemila vescovi a Roma sembrava improbabile. «Forse – rivela il carteggio tra l’ambasciata italiana a Varsavia e il cardinal Sapietha – in caso di Concilio […] bisognerebbe arrivare ad una riforma della partecipazione dei vescovi»[4].

Il concilio era dunque nell’aria. Negli ultimi mesi del pontificato di Pacelli, quando iniziavano a circolare i nomi per il possibile successore, il nome di Roncalli era tra i più citati; citato insieme all’ipotesi di un concilio. «Ti preannuncio: [Pio XII] morirà presto. Il suo successore sarà Roncalli», spiegò Lambert Beauduin (l'”ecumenico” fondatore del monastero di Chevetogne) all’amico Roger Poelman. Beauduin continuò: «Ebbene, vedrai: farà un concilio e lo farà in una prospettiva ecumenica»[5].

Dunque, la «buona ispirazione della grazia di Gesù»[6], come Roncalli definì l’idea del concilio, non era una vera novità; con altrettanto buona probabilità, era nelle aspettative se non di tutti, almeno di una parte dei cardinali elettori.

Quello indetto da Giovanni XXIII, però, non fu la prosecuzione del concilio interrotto nel 1870, come invece era nei progetti di Pio XI e Pio XII. Significativo, in proposito, è il nome del concilio che il pontefice comunicò al cardinal Tardini il 14 luglio 1959: Vaticano II. «Si trattava infatti della scelta di abbandonare l’ipotesi corrente di una riapertura del concilio sospeso nel 1870, uscendo dal solco nel quale si erano collocati i progetti conciliari di Pio XI e di Pio XII. Denominando il futuro concilio Vaticano II si affermava inequivocabilmente che esso sarebbe stato un concilio “nuovo” – anzi, una “nuova Pentecoste” – anche se non si rifiutava una continuità rispetto a quello di Pio IX»[7].

 

Note:

[1] A. Melloni, Il concilio e la grazia, saggi di storia sul Vaticano II, JacaBook, Milano, 2016, p. 122.

[2] R. De Mattei, Il Concilio Vaticano II, una storia mai scritta, Lindau, Torino, 2010, p. 121.

[3] Ivi, p. 123.

[4] A. Melloni, op. cit., pp. 122-123.

[5] R. De Mattei, op. cit., p. 115.

[6] Cit. in U. Casale, Il Concilio Vaticano II, eventi, documenti, attualità, Lindau, Torino, 2012, p. 32.

[7] G. Alberigo, Passaggi cruciali della fase antepreparatoria (1959-1960), in: G. Alberigo, A. Melloni (a cura di) Verso il Concilio Vaticano II (1960-1962), passaggi e problemi della preparazione conciliare, Marietti, Genova, I ed. 1993, pp. 25-26.

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