Il conte di Cavour era davvero un massone?

Il conte Camillo Benso di Cavour

Di: Giorgio Enrico Cavallo

Cavour era massone? È un dubbio che, presto o tardi, assale tutti coloro che si interessano di Risorgimento. Studiando le azioni politiche del “gran conte”, pare infatti evidente che egli si muovesse nel solco degli ideali della Massoneria. Secondo la gran parte della storiografia contemporanea, il Tessitore non fu massone. Aldo Alessandro Mola, nella sua fondamentale ricostruzione[1] della storia della massoneria italiana, sostiene che l’autentica affiliazione di Cavour manchi di prove certe. Lo stesso spiega Rosario Francesco Esposito nell’altrettanto indispensabile La Massoneria e l’Italia: «lo statista era riuscito a utilizzare l’Ordine per i suoi fini senza compromettervisi personalmente»[2].

Eppure, all’epoca, circolava voce che il liberale Cavour avesse contatti con la massoneria e che, addirittura, fosse egli stesso libero muratore. L’opposizione non gli risparmiava accese critiche; cito le accuse mosse da don Giacomo Margotti il 30 maggio 1861; secondo la ricostruzione operata dal direttore del principale foglio cattolico, L’Armonia, Cavour, in occasione degli colloqui di Plombières, prima di incontrare Napoleone III, si recò a Ginevra per ascoltare le direttive della Massoneria internazionale: «Egli recasi prima a Ginevra, e parla, e ascolta, e s’intende, ed è festeggiato e applaudito. Il primo passo fatto da Cavour fu nella Roma massonica per intendere dai fratelli come si dovesse dirigere la guerra contro la Roma cattolica. Ricevute le istruzioni dai Venerabili del Grand’Oriente, va a passare le 36 ore a Plombières»[3]. Perché questa calorosa accoglienza? «I Ginevrini avrebbero avuto torto a non applaudirlo, giacché doveano scoprire in lui comunanza di idee e di principii, ciò che è causa od effetto della vera amicizia. Per due ragioni il nostro ministro dovea trovare a Ginevra una festosa accoglienza; e perché quella città è il focolare del protestantesimo, e perché è oggidì il Campidoglio de’ radicali. Ginevra è il paese della Riforma, e il conte di Cavour dichiarava testè la sua politica eminentemente riformatrice. La consonanza non istà soltanto nella parola, ma anche nel concetto. La riforma di Ginevra consisté, secondo la frase del tempo, nel rompre la corne au Pape: la politica riformatrice del conte di Cavour consiste nel rompere le corna al clero cattolico»[4].

L’8 ottobre 1859 nasceva a Torino la Gran Loggia Ausonia, prodromo del Grande Oriente d’Italia, «complessivamente legata alla Monarchia e a Cavour»[5]. Fu Cavour a ispirare la nomina di Filippo Delpino, oscuro stenografo del Parlamento Subalpino, a Gran Maestro della Massoneria nazionale. C’era, dunque, una comunanza di fini tra la Massoneria e il principale artefice dell’unità d’Italia. Ma il conte era davvero affiliato alla Libera Muratoria? Per l’opposizione cattolica, come si è visto, era probabile se non certa la sua adesione. La storica del Risorgimento Angela Pellicciari osserva che, dopo la decisione mussoliniana di mettere fuori legge la Massoneria (nel 1925), le tracce dell’affiliazione del conte si perdono, tanto che nel secondo dopoguerra l’argomento non viene più trattato dagli storici[6]. La Pellicciari, nella sua opera citata, riproduce un verbale manoscritto di una riunione del Grande Oriente d’Italia, conservato a Villa Medici del Vascello. Nella trascrizione del verbale del 29 giugno 1861 della loggia Azione e Fede di Pisa, si dà notizia della morte dei «fratelli» Delpino e Cavour.

La reale affiliazione massonica del Cavour, o anche la sua comunione con i massoni, paiono dunque argomento ancora piuttosto controverso; benché manchino prove schiaccianti in tale senso, non è possibile non porsi la domanda ed esaminare la politica del conte anche alla luce degli insegnamenti massonici. Non si può negare che il suo operato politico non fosse in linea con le idee delle logge: liberale, “europeista” ante litteram, avversario della Chiesa, Cavour aveva un curriculum perfetto. Se non fu massone, senza dubbio non fu loro nemico.

 

Note:

[1] A. A. Mola, Storia della Massoneria italiana dall’unità alla Repubblica, Bompiani, Milano, 1976, p. 49.

[2] R.F. Esposito, La Massoneria e l’Italia, Edizioni Paoline, Roma, 1969, p. 151.

[3] G. Margotti, Memorie per la storia de’ nostri tempi 1856-1866, tomo V, Ares, Milano, 2013, p. 127.

[4] Ivi, tomo II, p. 165.

[5] R.F. Esposito, op. cit. p. 149.

[6] A. Pellicciari, Risorgimento da riscrivere, liberali & massoni contro la Chiesa, Ares, Milano, 1998, p. 193.

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