La leggenda della «Terra piatta»

Di: Giorgio Enrico Cavallo

La Terra piatta: un mito duro a morire. Ammettiamolo: nell’immaginario di ognuno di noi, fu Cristoforo Colombo a dimostrare la sfericità della Terra, navigando verso quello che credeva il Catai. Questa, in sintesi, è la storia che ci è stata insegnata. Eppure, si tratta di un falso storico colossale, un mito fortunato che, nonostante tutto, è continuamente proposto dai mass-media. Un esempio tra tutti: la fiction diretta da Alberto Lattuada nel 1984 e più volte utilizzata nei documentari televisivi. Si vede un Colombo dalla sorprendente capacità aforistica che tiene testa alla commissione dei “dotti” di Salamanca, che dovrebbero valutare la bontà della sua tesi. I dotti, ovviamente, nella ricostruzione sembrano degli ossessionati ciarlatani.

L’imperatore Federico Barbarossa con il globo crucigero

Eppure, la verità è estremamente semplice, tanto più che è sotto gli occhi di tutti. Un chiaro esempio del fatto che nel Medioevo nessuno pensasse che la Terra fosse piatta, è il simbolo del potere degli imperatori cristiani: il globo crucigero; per l’appunto, una sfera sormontata da una croce. Per inciso, il globo è un simbolo della tarda antichità romana: è attestato già all’epoca dell’imperatore d’Oriente Teodosio II (401-450).

E i dotti? Nella Bibbia, si dirà, c’è scritto che la Terra ha «quattro angoli» [Ap 7,1]. Dunque, è per questo che i cristiani avrebbero creduto che la Terra è piatta? In realtà, la conoscenza della Terra sferica era noto almeno dai tempi degli esperimenti del matematico greco Eratostene di Cirene (che calcolò il meridiano terrestre). Sant’Agostino, nella sua De Genesi ad litteram, spiega proprio che «…quando da noi è notte, la presenza della luce illumina le altre parti del mondo che il sole percorre prima di tornare dalla parte ove tramonta a quella ove sorge; per questo motivo nello spazio di tutte le ventiquattro ore c’è sempre, lungo il percorso circolare del sole, una parte [della terra] ov’è giorno e un’altra ov’è notte (I, 21)»[1].

Uno dei più importanti filosofi e teologi inglesi, Beda il Venerabile (673-735), vissuto in un’epoca tra le più difficili e scarsamente documentate della storia europea, si preoccupava di specificare nel suo De temporum ratione che la Terra è tonda: «Noi diciamo che la terra è un globo […]. Perché è realmente un orbe collocato al centro dell’universo; nella sua larghezza è come un cerchio, e non circolare come uno scudo ma piuttosto come una palla» (De temporum ratione, 32)[2].

Nel Medioevo, poi, questo concetto era assolutamente di dominio pubblico. Si pensi, almeno, al matematico e astronomo inglese Giovanni Sacrobosco: nel 1230 egli scrisse il Tractatus de Sphaera, emblematico già dal titolo. Il trattato del Sacrobosco ebbe una diffusione ampissima, tanto che fu uno dei primi testi ad essere pubblicati a stampa. Settant’anni dopo, Dante Alighieri descriverà la Terra come una sfera, dentro la quale si articola il regno infernale.

Washington Irving

Ma allora, quando si è diffusa in Europa l’erronea idea che la Terra sia piatta? In questo caso, c’è una data precisa: il 1828. In quell’anno, Washington Irving (1753-1829), prolifico scrittore americano, nella sua biografia di Cristoforo Colombo, inventò di sana pianta l’idea di una Terra piatta che spaventava a morte i saggi di Salamanca, che dovevano valutare la bontà della spedizione progettata dal viaggiatore. Ebbene, i saggi di Salamanca conoscevano sicuramente le tesi di Sacrobosco e di Eratostene: sapevano perfettamente che la Terra era sferica. Semmai, erano convinti che la spedizione di Colombo fosse impossibile per i costi e per l’eccessiva distanza da superare via mare. Era infatti opinione diffusa che il grosso della sfera terrestre fosse coperto dalle acque. I “dotti” in realtà erano i membri di una commissione di esperti, di matematici e di cartografi: secondo loro, il progetto era troppo ardito, perché la Terra era più grande di quanto affermava il navigatore.

La cosa buffa è che Colombo aveva torto e i saggi di Salamanca avevano ragione: perché secondo i calcoli del genovese, la circonferenza terrestre era molto più corta di quella reale. Egli si basava infatti sulle stime di Tolomeo, che però usava il “miglio arabo” (circa due chilometri) alla base dei suoi calcoli, e non il “miglio italiano” (1800 metri circa). Ne risultò una Terra molto più piccola. Ciò nonostante, raccontò Irving:

«Al giorno indicato Colombo comparve dinanzi ai suoi giudici con una grande tranquillità di animo, non ostante l’infinita distanza che lo separava dalle loro idee. Gli uni credevano fermamente che la Terra fosse il corpo più vasto della creazione visibile, il centro fisso dell’universo; quindi trovavano cosa naturalissima che il Sole girasse intorno ad essa: per la sua massa poi, la Terra superando tutti gli astri, essa sola era lo scopo dei loro diversi movimenti. Altri reputavano che la Terra era un circolo piatto, od un quadrilatero immenso, limitato da una massa d’acqua incommensurabile. Gli uni ammettendo la forma quadrangolare o circolare, ma sempre piatta della Terra, limitavano l’estensione dei mari al settimo della sua parte solida; gli altri, non fabbricandosi alcun sistema, giudicavano qual sogno qualunque idea contraria agli antichi autori. Alcuni inchinavano a vedere nella teoria di quello Straniero una innovazione pericolosa, in fondo alla quale covava forse qualche eresia»[3].

Le tre caravelle navigano verso il Nuovo Mondo: davvero Colombo voleva dimostrare che la Terra non è piatta?

Dunque, ecco il testo “incriminato”, che spiegò – con dovizia di particolari, quasi tutti inventati – perché i dotti di Salamanca osteggiarono Colombo, credendo che la Terra fosse piatta come un tavolo. Di più: secondo Irving, qualcuno già suggeriva che Colombo fosse, in fondo, un eretico. Ma perché inventare una leggenda bella e buona? Lo spiega con lapidaria chiarezza Umberto Eco: «Si provi a fare un esperimento, e si domandi a una persona anche colta che cosa Cristoforo Colombo volesse dimostrare quando intendeva raggiungere il levante per il ponente, e che cosa i dotti di Salamanca si ostinassero a negare. La risposta, nella maggior parte dei casi, sarà che Colombo riteneva che la terra fosse rotonda, mentre i dotti di Salamanca ritenevano che la terra fosse piatta e che dopo un breve tratto le tre caravelle sarebbero precipitate dentro l’abisso cosmico. Il pensiero laico ottocentesco, irritato dal fatto che varie confessioni religiose stessero opponendosi all’evoluzionismo, ha attribuito a tutto il pensiero cristiano (patristico e scolastico) l’idea che la terra fosse piatta. Si trattava di dimostrare che, come si erano sbagliate circa la sfericità della terra, così le chiese potevano sbagliarsi circa l’origine delle specie»[4].

Grazie alla fantasiosa ricostruzione di Irving, dunque, gli scrittori successivi ebbero buon gioco a diffondere un errore utile per screditare il Medioevo e la Chiesa Cattolica, “rea” di aver creduto a sciocchezze quali la Terra piatta; in particolar modo, alfieri della leggenda di Colombo e della sua lotta contro la Terra piatta furono John William Draper (1811-1882) e Andrew Dickinson White (1832-1918). Tramite loro, il falso storico è giunto fino ai nostri giorni.

È evidente come tutta questa vicenda serva a creare l’immagine di un Colombo “eroico”, un combattente nel nome della ragione contro l’oscurantismo del Medioevo. Un Colombo laico ed illuminista ante litteram. Ed è quello che – ammettiamolo – abbiamo creduto tutti prima di scoprire che le cose non stavano proprio come erano scritte sul sussidiario di scuola.

 

Note:

[1] Agostino di Ippona, La Genesi, Nuova biblioteca agostiniana – Città nuova, Roma, 1989 pag. 33 (trad. L. Carrozzi).

[2] Qui

[3] Qui 

[4] Qui

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