L’invincibile generale tedesco che combatteva nella giungla africana

Paul Emil von Lettow-Vorbeck

Di: Giorgio Enrico Cavallo

L’impero tedesco non fu sconfitto su tutti i fronti, nel corso della Grande Guerra. In Africa Orientale, i tedeschi, pur inferiori di numero, riuscirono ad impegnare i soldati inglesi per tutta la durata del conflitto: nel 1918, quella dell’Africa Orientale si poteva definire l’unica campagna militare tedesca che avesse ottenuto un brillante successo. Ciò si doveva all’opera di un solo uomo: Paul Emil von Lettow-Vorbeck. Figlio di militari, questo aristocratico ufficiale originario del Saarland allo scoppio della Grande Guerra era il comandante di un modesto contingente di circa tremila soldati tedeschi e di dodici compagnie di àscari nell’Africa Orientale Tedesca, odierna Tanzania.

«All’inizio di agosto 1914 – racconta, nel suo libro di ricordi edito come Le mie reminiscenze dell’Africa Orientale – quando ero sulla strada per la stazione eliografica di Kidodi andando verso Kilossa, un messaggero speciale mi portò un telegramma dal governo dicendomi che dovevo tornare immediatamente a Dar-es-Salaam; il giorno seguente ho ricevuto la notizia che Sua Maestà aveva ordinato la mobilitazione, ma che lo stato di guerra non si estendeva ai possedimenti oltremare. Con un telegramma, il Segretario di Stato dell’Ufficio coloniale imperiale si appoggiò a noi per rassicurare i coloni. In contrasto a ciò, un altro messaggio dello staff dell’Ammiragliato menzionò l’Inghilterra tra i nostri probabili nemici. […] La domanda che immediatamente ci ponemmo, era se nell’ora dell’ovviamente imminente guerra universale in cui l’Inghilterra sarebbe certamente entrata, la colonia sarebbe rimasta neutrale o no»[1].

Scontri presso Tanga nel 1914

Tutti sapevano che la guerra si sarebbe estesa con ogni probabilità anche alle colonie. Gli inglesi, infatti, attaccarono ben presto l’Africa Orientale Tedesca, la più ricca e popolata delle colonie africane della Germania, con i suoi otto milioni di abitanti. Il 2 novembre 1914, ordinarono alla città costiera di Tanga la resa incondizionata. I tedeschi potevano contare soltanto sugli àscari e da poche altre forze, tuttavia von Lettow-Vorbeck riuscì a far arrivare in città dei rinforzi tramite la ferrovia e occupò le forze di terra inglesi (per lo più, fanti indiani) in una serie di schermaglie nella giungla. Raccontò: «Avevamo poche circostanze che ci favorivano. La prima cosa è che, per personale esperienza nell’Asia Orientale, io conoscevo la goffaggine con cui le truppe inglesi si muovevano e conducevano la battaglia, ed era certo che in una terra completamente sconosciuta, queste difficoltà sarebbero cresciute a dismisura. Il più piccolo disordine avrebbe avuto conseguenze ingigantite. Con le mie truppe, di cui gli europei avevano familiarità con i dintorni di Tanga, mentre gli àscari erano come a casa loro nella boscaglia, io avevo una ragionevole previsione di prendere vantaggio sui punti di debolezza dei nemici con manovre rapide e capaci»[2]. La conoscenza del terreno e la tenacia di von Lettow-Vorbeck fu determinante per costringere il generale inglese Aitken alla ritirata. Iniziarono così cinque anni di guerriglia ininterrotta nelle foreste africane, per logorare le truppe inglesi.

La sua strategia si rivelò semplice ma efficace. Egli sapeva che l’Africa Orientale non era che un tassello del vasto mosaico delle operazioni belliche, ed oltretutto un tassello a dir poco secondario. L’obiettivo di von Lettow-Vorbeck fu quindi quello di impegnare il maggior numero di truppe britanniche nelle foreste della Tanzania, per allontanarle da teatri di guerra più importanti. La guerriglia che egli scatenò comprendeva anche i sabotaggi alle linee ferroviarie nelle colonie di Sua Maestà Britannica, con incursioni in Kenya e Rhodesia. Soltanto l’esperienza gli permise di comprendere che questa era la tattica vincente: «Fu probabilmente nel tempo in cui quando, come cadetto fui trasferito in giovane età dalla mia casa in Pomerania e stavo studiando il De Bello Gallico di Cesare, che la madrepatria Germania fu presentata da Bismarck con le sue prime colonie. Negli anni 1899-1900, quando ero impiego nel Quartier Generale, ho studiato le nostre colonie così come molte colonie straniere. Durante i problemi della Cina (1900-1901) io acquisii familiarità sia ufficialmente che socialmente di tutti i contingenti ingaggiati con noi in Asia Orientale, in particolar modo gli inglesi. La ribellione degli Herero e degli Ottentotti nell’Africa del Sud-Ovest (1904-1906) mi ha introdotto nella peculiarità nella guerriglia nella boscaglia. A quel tempo ho ottenuto abbondante esperienza personale non solo dei nativi, ma anche dei boeri […]»[3].

Parata per il generale vittorioso, a Berlino

Il generale riuscì ad ottenere la più cieca devozione dei suoi àscari, che organizzò con una disciplina militare tipicamente tedesca. Fu grazie a questa preparazione, ad esempio, che poté infliggere agli inglesi perdite considerevoli in più situazioni; la più celebre delle battaglie campali fu quella di Mahiwa, nell’ottobre 1917, al termine della quale l’esercito britannico perse 1600 uomini contro i cento caduti tra le file tedesche. Alla fine, con la resa della Germania, anche l’imbattuto von Lettow-Vorbeck si arrese agli inglesi: era il 23 novembre 1918 ed egli si trovava nell’odierno Zambia, nel corso di uno sconfinamento in territorio britannico.

In patria, al termine della guerra, von Lettow-Vorbeck fu accolto come un eroe nazionale. Il kaiser Guglielmo II, tra i suoi ultimi atti da imperatore, lo promosse generale maggiore: il contingente da lui comandato fu l’unico a sfilare sotto la porta di Brandeburgo in una parata trionfale.

 

Note:

[1] P. E. von Lettow-Vorbeck, My Reminiscences of East Africa, (Qui il testo consultabile in inglese)

[2] (Ivi)

[3] (Ivi)

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