Fu un piemontese a scrivere le melodie scozzesi?

Davide Rizzio

Di: Giorgio Enrico Cavallo

Una delle melodie più note del “repertorio” scozzese, Auld lang syne, è stata scritta da un piemontese? Quella che è in italiano è nota come Valzer delle candele e, nello scautismo, come Canto d’addio, potrebbe avere origini subalpine. Sarebbe opera, cioè, di Davide Rizzio (1533-1566, altrimenti noto anche come Riccio o Rizio), un musicista nato a Torino (o a Pancalieri, poco distante dal capoluogo piemontese).

Costui, figlio d’arte e discendente dei conti di San Paolo e Solbrito, fu assunto alle dipendenze dei duchi di Savoia; ma il Piemonte di quegli anni era una terra estremamente periferica e la corte di Emanuele Filiberto non brillava di certo per essere uno dei più vivaci crogiuoli artistici d’Italia. Si era ancora lontani dalla fortunata parentesi di Carlo Emanuele I, che accolse a Torino i nomi più brillanti della letteratura e dell’arte dell’epoca; quando Davide Rizzio fu introdotto a corte, il Piemonte era ancora una regione ferita dalle guerre d’Italia. Naturalmente, questo intraprendente ragazzo sognava di fare fortuna altrove. E l’occasione arrivò quando il conte Carlo Uberto Solaro della Moretta fu inviato in Scozia in qualità di ambasciatore di Emanuele Filiberto di Savoia; Davide Rizzio era al suo seguito.

La sua permanenza ad Edimburgo fu assai fruttuosa: introdotto a corte, entrò nelle grazie della regina Maria Stuarda. E circolò la voce che ne fosse diventato l’amante. Di certo, la sua posizione era particolarmente favorevole: divenuto un esponente di spicco della corte in virtù della sua vicinanza alla regina, si attirò le ire dei nobili protestanti, che mal sopportavano il suo essere cattolico.

L’assassinio di Davide Rizzio

Si arrivò così alla congiura: un manipolo di sicari, la sera del 9 marzo 1566, si introdusse nel castello di Holyrood ed uccise il musicista e consigliere davanti agli occhi della regina, che era con lui in quel momento. Inutilmente Maria Stuarda cercò di salvargli la vita. Il delitto sconvolse non soltanto la regina, ma tutto il regno di Scozia; si disse che i mandanti fossero stati ben pagati da Elisabetta I d’Inghilterra.

 

Fu dunque questo sfortunato compositore piemontese a scrivere Auld lang syne? È un problema antico, attualmente senza una risposta definitiva. Lo storico della musica Charles Burney, che fu a Torino tra il 12 ed il 14 luglio 1770, affermò di aver cercato una soluzione nel corso della sua pur breve permanenza. Nel suo delizioso Viaggio musicale in Italia ci informa che «nelle mie ricerche musicali fatte a Torino non dimenticai David Rizio. Dal momento che è nato in questa città, dove anche suo padre fu musicista, pensavo che se avessi potuto procurarmi della musica composta da questi ultimi o da loro contemporanei, avrei così risolto il problema, a lungo discusso, se cioè David Rizio sia o no l’autore delle arie scozzesi che gli si attribuiscono. Purtroppo non mi potevo trattenere più a lungo a Torino, avendo tanti altri luoghi da visitare nei pochi mesi che mi erano concessi per il mio soggiorno in Italia»[1].

Che Rizzio sia o meno l’autore di alcune delle più celebri melodie scozzesi, è dunque un problema che merita ancora una soluzione; di certo, in Scozia non l’hanno dimenticato: anzi, il fantasma del musicista-politico-amante pare si aggiri ancora per Holyrood Palace. La storia del suo omicidio viene raccontata ai turisti affascinati; chissà se viene loro riferito che proprio lui potrebbe essere l’autore delle più note melodie scozzesi…

 

Note:

[1] C. Burney, Viaggio musicale in Italia, Edt, Torino, 2013, pp. 74-75.

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