Lo strano conclave del 1958: Giuseppe Siri fu davvero eletto papa?

Il cardinale Giuseppe Siri

Di: Giorgio Enrico Cavallo

Giuseppe Siri, il granitico cardinale di Genova, fermo oppositore del modernismo, fu davvero eletto papa il 26 ottobre 1958, assumendo il nome di Gregorio XVII? È una teoria che viene suggerita frequentemente, complice il fascino che da sempre ciò che circonda papi, cardinali e conclavi ha per il pubblico; specie se pubblico cattolico. Teorie le più diverse sono fiorite attorno ad alcune fumate ambigue, poi grazie a “scoop” successivi mai verificati nei fatti. Cosa c’è di vero in questa storia?

Per capirlo, è bene tracciare un brevissimo quadro biografico[1] del cardinale di Genova, nato il 20 maggio 1906 e morto il 2 maggio 1989. Arcivescovo del capoluogo ligure dal 1946, voce sempre più influente nella Cei – che presiederà dal 1959 al 1965 – Siri era da tutti riconosciuto come il “delfino” di Pio XII. «Di fronte alle complessità degli sviluppi del cattolicesimo italiano, Pio XII trovava in Siri un valido collaboratore, la cui fedeltà e la cui sicurezza dottrinale erano intemerate»[2]. Anche per questo, «Siri è sicuramente il vescovo che meglio rispecchia, tra quelli consacrati durante il pontificato di Pio XII, l’idealtipo pacelliano»[3]. Per questi motivi, Pio XII non ebbe dubbi nel crearlo cardinale, durante il concistoro del 12 gennaio 1953, l’ultimo del suo pontificato. A 47 anni, Siri era il più giovane membro del Collegio Cardinalizio. Curiosamente, in quello stesso concistoro, Pacelli elevò alla porpora cardinalizia anche un altro protagonista della Chiesa italiana ed universale: Angelo Roncalli, futuro Giovanni XXIII.

La morte di Pio XII colse di sorpresa la Chiesa, nonostante la malattia che da tempo logorava il pontefice. Il conclave si aprì il 24 ottobre 1958; 51 i cardinali presenti, 18 di essi italiani. Siri era certamente uno dei candidati più in vista, ma non il più papabile; al conclave mancavano invece nomi famosi: uno tra tutti, l’arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, nome molto noto tra i progressisti, che non poteva partecipare al conclave perché non aveva ancora ricevuto la berretta cardinalizia. Ecco: Siri e Montini, come più volte notarono i giornali in quei giorni – a titolo di esempio, cito Stampa Sera del 27 ottobre 1958 – erano i leader delle due diverse fazioni, quella conservatrice e quella innovatrice. «La caratterizzazione di Montini è stata talmente marcata da farlo includere nella rosa dei papabili, nonostante che non faccia parte del Sacro Collegio: il che, secondo gli analisti, non succedeva da qualche secolo»[4]. Dunque: un conclave che si annunciava combattuto tra due diversi modi di intendere la Chiesa, quello del 1958.

Chi erano i veri papabili? C’era Gregorio Pietro XV Agagianian, armeno. E poi il patriarca di Venezia, Angelo Roncalli: la sua elezione non fu dunque una vera e propria sorpresa, come spesso si pensa. «Roncalli entrò in conclave ben sicuro di diventare Papa e non esitò a comunicare questa sua quasi certezza ad alcuni amici», riferì il cardinale Silvio Oddi[5]. Roncalli era indipendente, non legato al gruppo conservatore né a quello progressista; la sua età avanzata lo rendeva perfetto come pontefice di transizione. A sfavore di Siri giocava invece l’età: era troppo giovane per poter essere considerato un papabile. I cardinali cercavano «un papa santo […] non un padre eterno», secondo l’espressione del cardinal Ciriaci[6].

Papa Giovanni XXIII

Ma torniamo a quell’ottobre 1958. Giunti a Roma per il conclave, Siri e i suoi due segretari – don Mino Pesce e don Giacomo Barabino – alloggiarono in un ampio alloggio ricavato nel solaio tra l’appartamento pontificio e il tetto del palazzo apostolico, noto come il soffittone[7]. Chissà quali pensieri animavano il cardinale genovese, e quali gli altri 51 principi della Chiesa chiamati ad eleggere il successore di Pietro. Successore che fu proprio Roncalli, eletto dopo undici scrutini il 28 ottobre. Assunse il nome di Giovanni XXIII, nome non più usato dal 1415, quando un Giovanni XXIII era stato deposto in quanto antipapa.

Fin qui, la storia. Ciò detto, è innegabile che il conclave del 1958 presentò qualche perplessità per gli osservatori esterni. Benny Lai, nel suo testo più volte citato, ha raccolto molte parole di Siri, alcune delle quali alludono ad un profondo rimorso del porporato genovese: «Ho un grande rimorso. Ho fiducia nel perdono del Signore e, quindi, sono tranquillo. Nei primi due conclavi cui ho partecipato, ho avuto offerta la candidatura da un autorevole cardinale. Egli stesso di diceva che dietro a lui andavano tutti i francesi. Gli altri, allora, andavano dietro ai francesi. Fuori stavano i tedeschi che, alle volte, strada facendo, si univano. Dissi no, e se mi eleggerete dirò no. Ho fatto male, oggi lo capisco. Oggi? Da qualche anno. Ho fatto male perché avrei evitato di compiere certe azioni. Vorrei dire, ma ho timore di dirlo, certi errori, quindi ho avuto un grande rimorso e ho chiesto perdono a Dio. Spero che Dio mi perdoni»[8]. Come si nota, Siri non affermò di essere stato eletto papa; allora, quali sono le prove a sostegno della tesi che lo vuole eletto al soglio di Pietro il 26 ottobre 1958 con il nome di Gregorio XVII?

I sostenitori della teoria si basano sulle cronache di allora. Alle 11:53 del 26 ottobre, dal comignolo della Sistina si levò una fumata che parve bianca a tutti i presenti in piazza San Pietro. Non fu soltanto un’impressione: le guardie svizzere si schierarono in piazza e la radio vaticana annunciò che era stato eletto il successore di Pietro.  Un nuovo equivoco, questa volta alle 18:00, mandò in confusione funzionari, giornalisti e fedeli. Eppure, dalla balconata per due volte non si affacciò nessuno. Alla fine, fu chiaro a tutto che si era trattato di errori. Errori tali da far mobilitare le guardie svizzere e far riversare in piazza San Pietro mezza Roma. «Un fumo bianco, denso, voluminoso – aveva annunciato la radio vaticana – ricopre il tetto della Sistina. Ormai non c’è più dubbio che il Papa sia fatto […] Continua ancora la fumata splendida […] come mai si è vista neppure nell’altro Conclave. Illuminato potentemente dai riflettori, vomita il comignolo ancora fiotti e fiotti di fumo bianco, bianco, bianco!»[9].

Il principe Chigi, maresciallo del conclave, rispondendo alle pressanti domande dei giornalisti così rispose: «Mi duole dovervi confessare che neppure io, che ho assistito a tre Conclavi, anzi a quattro, posso dire di aver visto fumate di colori vari e sospetti come questa volta. Nella “fumata” del mattino il fumo era giallastro, poi leggermente bianco, poi si è improvvisamente interrotto, forse per imperfetta combustione della stufa, quindi ha ripreso per diventare nero alla fine. In quella della sera è stata una cosa, direi quasi, angosciosa tentare di individuare il colore, forse dovuto ai riflettori che è la prima volta che vedo in opera, e ai quali forse si deve l’interpretazione di un colore invece che un altro»[10].

Un fantomatico rapporto dell’FBI citato nel libro The Vatican Exposed di Paul Williams evidenzierebbe che Siri fu eletto papa con il nome di Gregorio XVII; contro l’elezione dell’integerrimo Siri sarebbe avvenuta una specie di “fronda” dei cardinali progressisti, che temevano una recrudescenza della persecuzione oltrecortina se fosse stato eletto papa un uomo del calibro di Siri. Fu così che Gregorio XVII restò pontefice per una manciata di minuti; Roncalli, eletto papa di transizione, avrebbe assunto il nome di un antipapa del XV secolo per evidenziare un’irregolarità nel conclave appena concluso. Tuttavia, i documenti citati da Williams non sembrano essere verificabili; l’ipotesi Siri resta un’ipotesi. Suggestiva, è vero, ma allo stato attuale priva di fondamenti storici.

 

Note:

[1] Si consulteranno in particolare N. Buonasorte, Siri, Tradizione e Novecento, Il Mulino, Bologna e B. Lai, Il Papa non eletto, Giuseppe Siri cardinale di Santa Romana Chiesa, Laterza, 1993.

[2] N. Buonasorte, op. cit., pp. 125-126.

[3] Ivi, pp. 127.

[4] E. Forcella, “Tra innovatori e conservatori” in: Stampa Sera, 27 ottobre 1958, pag. 1.

[5] Cit. in R. De Mattei, Il Concilio Vaticano II, una storia mai scritta, Lindau, Torino, 2010, p. 111.

[6] Cit. in N. Buonasorte, op. cit., p. 161.

[7] B. Lai, op. cit., p. 142.

[8] B. Lai, op. cit., p. 296.

[9] L’equivoco delle fumate bianche”, Stampa Sera, 27 ottobre 1958, pag. 1.

[10] Ibidem.

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