San Francesco ecologista? Analisi del Cantico delle Creature

Di: Alfredo Incollingo

San Francesco era davvero un amante della natura, una specie di naturalista ante litteram, come spesso ce lo immaginiamo? Una risposta può arrivare dall’analisi di quella che è la sua opera più celebre: il Cantico delle Creature.

Nel 1226, pochi mesi prima di morire, il 3 ottobre, san Francesco d’Assisi compose probabilmente il più antico componimento poetico della letteratura italiana, il Cantico delle Creature o Cantico di Frate Sole. La minaccia catara, che dalla Linguadoca e dalla Provenza, nella Francia meridionale, incombeva sull’Italia del Nord, non era stata risolata con la Crociata Albigese bandita da papa Innocenzo III del 1208. Le dottrine gnostiche e manichee del catarismo erano sopravvissute ai cruenti massacri dei crociati e animavano il sostrato popolare più intransigente del cristianesimo europeo e tutti quegli intellettuali che non si riconoscevano nella Chiesa Cattolica. Anche il cattolicesimo agostiniano, influenzato dalle scuole neoplatoniche della Tarda Antichità, condividevano con il catarismo, con toni meno radicali, il disprezzo della natura: il peccato regnava incontrastato sulla Terra e solo la contemplazione religiosa e l’isolamento dal secolo erano i rimedi per salvarsi. Gli albigesi, com’erano chiamati i catari dal nome della città francese di Albi, dove maggiormente si era diffusa l’eresia, andarono oltre: i crociati e i pellegrini che tornavano dalla Terra Santa portarono con sé le antiche dottrine gnostiche e manichee mediorientali.

Due divinità, quella del bene, il Dio neotestamentario, e quella del male, Satana, si contendevano il dominio della natura e dell’uomo. La materia e tutte le sue manifestazioni (fauna, flora…) erano creature in odore di malvagità, ordinate da un demiurgo, lo YAHWEH veterotestamentario. Cristo, l’eone del Dio del Bene, la cui natura umana era solo apparenza essendo un essere di luce, venne per insegnare agli uomini una dottrina segreta, racchiusa nei Vangeli, per evadere dalla prigionia di Satana. I catari rifiutavano i piaceri della vita, la materialità, perfino la procreazione e tutte le istituzioni, laiche e clericali. San Francesco d’Assisi, al contrario, amava la natura come un uomo adora un fratello o una sorella. Il Signore, voleva l’assisano, creò le cose, gli animali e l’uomo come supremo atto d’amore. Nella natura e nell’umanità riverbera la sua orma, conferendo una bellezza fisica e spirituale straordinaria. Ammirandola, con un processo gnoseologico a posteriori, si giungeva alla comprensione del Dio d’Amore. Nel mondo non c’era solo il peccato, ma anche il bene e la presenza divina. Il Signore si era incarnato nel seno della Vergine Maria per entrare nel mondo, assumendo la natura umana e materiale. Redenta dal Salvatore, questa aveva perso nella teologia cristiana gli accenni negativi dello gnosticismo e del manicheismo. Naturalmente la materia senza lo Spirito Santo è comunque una realtà effimera e limitata. Così San Francesco d’Assisi rispose ai catari e ai teologici del contemplus mundi, ovvero il distacco totale dal mondo terreno. Tutte le creature sono figlie dello stesso Padre e il santo assisano non nascose nel suo componimento poetico il senso di fratellanza che lo legava alla natura. Sfatiamo un errore: non troviamo nel pensiero francescano quel panteismo e quell’erotismo indifferenziato che la cultura moderna e sessantottarda, ad esempio, affibbiarono a San Francesco d’Assisi. L’uomo, pur essendo fratello del Sole (Frate Sole), ha il dono della ragione ed è destinato a cose più grandi, essendo stato creato ad immagine e somiglia di Dio.

Il Cantico è una lode al Signore e un invito che il santo rivolge a tutte le creature affinché esaltino il Creatore e il suo amore generatore. A questo punto la domanda sorge spontanea: come si è potuto credere ad un San Francesco ecologista? La sua poesia, nonostante l’italiano medievale, è  . Probabilmente, un giorno, si dovrà discutere delle ilari interpretazioni che gli storici moderni hanno elaborato sul santo umbro.

 

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